I cani non comprendono il linguaggio umano

(Rivista : Mente e Cervello- genn.2016)

Sul numero di Gennaio 2016 della rivista mensile Mente e Cervello è apparso un articolo a firma Simone Gozzano docente di “Filosofia della mente e della scienza” presso l’Università dell’Aquila.
In questo articolo l’autore mette in guardia dall’abitudine umana di antropomorfizzare i cani che abitualmente condividono la nostra vita.

Cito testualmente:
“e così dobbiamo imparare a distinguere tra le capacità del cane di capire se siamo di buono o di cattivo umore, che si basa sull’osservazione degli occhi, dalla loro abilità a comprendere le nostre parole, del tutto assente”

Le parole che ho sottolineato sembrano intendere che Simone Gozzano non crede alla possibilità del cane d

i comprendere il linguaggio umano.
Molti istituti di rice

rca quali ad esempio l’Università del Sussex, e l’Istituto di Antropologia Max Planck di Lipsia , sono di parere nettamente contrario.
Esperimenti condotti su cani quali i Border Collie Rico e Chaser hanno evidenziato la capacità dei cani di comprendere correttamente un vocabolario che può arrivare alle 1000 parole.
Significativamente si è scoperto che la comprensione del linguaggio stimola un meccanismo cerebrale simile nel cane e nell’uomo.
Fonte scientificamente meno qualificata ma ugualmente attendibile per la vasta esperienza maturata è Grame Sims, notissimo addestratore di cani da gregge. Ai cani da gregge vengono richieste operazioni complesse trasmesse dal pastore a voce o a mezzo di fischi.
Sims si è trovato nella necessità di impartire istruzioni a 5/7 cani che dovevano compiere contemporaneamente azioni diverse e ha risolto il problema insegnando ad ogni cane ordini in una lingua diversa (inglese, gallese, francese, tedesco,italiano).
Solo così infatti poteva essere certo che ogni cane rispondesse correttamente all’ordine impartitogli ignorando però gli ordini impartiti agli altri cani del gruppo.

Ad ulteriore dimostrazione del fatto che un qualsiasi cane è in grado di comprendere un certo numero di vocaboli c’è l’esperienza di molti proprietari di cani addestrati all’obbedienza o semplicemente conviventi in una normale famiglia.
Personalmente ho avuto cani che distinguevano i nomi dei loro giocattoli più usati (palla, porcospino, bastone) e i nomi delle persone di famiglia.
Mi è spesso capitato di chiedere al cane “portami la palla” quando non potevo far trasparire indicazioni su dove fosse l’oggetto richiesto perché io stessa non lo sapevo.
L’espressione degli occhi, data dall’autore dell’articolo come sola caratteristica canina che permette la “comprensione” dell’uomo era, nei casi da me osservati, assolutamente ininfluente.
Il cane comprende stati d’animo (e anche stati di salute) umani usando doti quali l’olfatto e la lettura della postura della persona (non solo l’osservazione degli occhi).

Alla luce di tutto questo mi dispiace leggere pareri tanto superficiali soprattutto quando non sono opinioni della “sciuraMaria” di turno, ma arrivano da persona che potrebbe essere ritenuta credibile.
L.C.

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