Nel 2016 Paulo Coelho pubblica la sua opera “LA SPIA”, dove ripercorre la vita di Mata Hari. Anno 1917 la protagonista rinchiusa nel  penitenziario femminile di Saint-Lazare a Parigi, cella numero 12, ripercorre, attraverso una lunga lettera indirizzata all’ avvocato Clunet, suo difensore,  tutta la sua vita, professando la sua innocenza. La sua unica intenzione è di lasciare una sua versione scritta a chi leggerà dopo la sua esecuzione, quelle righe che in modo preponderante sono indirizzate a sua figlia. Margaretha Geertruida Zelle, nota al mondo come Mata Hari, ha sicuramente rappresentato una donna scomoda, difficile da gestire ma soprattutto libera. Nel libro si descrive come il matrimonio che contrasse con un violento capitano dell’esercito Rudolph MacLeod,  la portò a vivere per alcuni anni, molto dolorosi, in Indonesia. Durante il cui soggiorno maturò nella futura danzatrice l’esigenza incontenibile di un cambiamento drastico, che la condusse a trasferirsi, per molti anni in Francia dove diventò la donna più desiderata della sua epoca, a livello internazionale. La sua esigenza di controllare, di non abbandonarsi all’amore, di essere l’amante di molti uomini potenti da cui riceveva benessere materiale, la allontanava, sempre di più da ciò che lei in fondo cercava, l’amore vero. Dal 1903 al 1914 la sua permanenza in territorio francese le permette di frequentare gli ambienti socialmente, culturalmente ed economicamente più elevati. Conobbe Pablo Picasso e Amedeo Modigliani e non gli mancarono le occasioni per essere la protagonista della scena. Fermamente convinta che la sua fosse arte e non uno volgare spogliarello ebbe tra i suoi spettatori illustri nomi come Puccini e Massenet. Ebbe una vita molto tormentata dal punto vista affettivo, l’unico uomo da lei inteso come il grande amore della sua vita era un capitano russo, che la ferì profondamente. Il militare,  aveva dichiarato, trafiggendo il cuore della protagonista, che non si sarebbe mai potuto innamorare di una donna con due decadi in meno di lui e che aveva vissuto quella relazione esclusivamente per bisogno. Viene raccontato il suo viaggio in treno in Germania con Franz Olav, uomo conosciuto qualche giorno prima in un caffè, che la invitò a lavorare in terra tedesca, dove la sua arte sarebbe stata notevolmente più apprezzata. Il suo incontro con il console tedesco Alfred von Kremer fu fatale, in quanto si iniziò a parlare del sua opera di spionaggio a favore della Germania. Il console , nel libro spiega Mata Hari/Choelo,  in cambio dell’opportunità di tornare a Parigi, con un conto ben rimpinguato, chiedeva alla danzatrice di trasmettere tutte le informazioni che sarebbe riuscita ad ottenere negli ambienti da lei frequentati. Le informazioni sarebbero dovute pervenire usando inchiostro simpatico e firmando con il nome in codice H21.  Choelo in questo libro, riesce a descrivere, attraverso la protagonista, tutti gli stati d’animo, il sottile narcisismo che era parte integrante del carattere della danzatrice, ma soprattutto riesce ad trasmettere il senso di libertà della donna, una donna scomoda, che forse è vissuta in un tempo sbagliato.
Barbara Sersale

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