Quest’anno 2017 ricorre il cinquecentesimo anniversario della pubblicazione delle tesi selle Indulgenze che segnò l’inizio del Protestantesimo.

Monaco Agostiniano tedesco, Martin Lutero, taglia in due l’Europa del suo tempo, contribuendo a gettarla nel caos delle guerre di religione – per la verità guerre di potere – prima e dei nazionalismi poi. La Chiesa Cattolica era in crisi, la vendita delle indulgenze era scandalosa, parecchi Papi davano scandalo…tutto vero. Ma far credere che l’Europa si sia divisa per la corruzione morale di alcuni uomini di chiesa è far torto allo stesso Lutero. Che cosa sostiene Lutero nel – de servo arbitrio – non si occupa della corruzione umana, di questo o quel Papa o Vescovo come aveva fatto Dante, anzi Lutero va al di là, si occupa della dottrina, egli nega il libero arbitrio; afferma che l’uomo resta “empio e ingiusto e degno della collera divina… ai credenti la salvezza per mezzo dell’evangelo; al gli altri la collera; i credenti sono dichiarati giusti, gli increduli sono dichiarati empi e ingiusti sottoposti alla collera divina” nel mentre per Erasmo da Rotterdam, che rimane nel solco della tradizione Cattolica, ogni uomo è segnato dal peccato originale, ma non irrimediabilmente: la salvezza nasce dalla cooperazione tra uomo e la “gratia” divina, per Lutero “sola gratia sola fides” non esistono uomini capaci di bene, uomini e donne santi, ma solo malvagi, salvati o condannati dall’avere più o meno fede. La visione dell’umanità così concepita non era ne bella ne attraente e capace di fare breccia sulle masse, ma allora cosa gli permise di fare breccia in Germania? Il suo nazionalismo e la Santa Alleanza con il potere. Lutero infatti per sostenere le sue tesi si appoggia ai principi, duchi, conti: Filippo d’Assia – concede di essere bigamo – Federico di Sassonia, Alberto di Hohenzoller, Duca di Prussia e poi i Duchi di Brunswick e di Scheleswing, il conte di Mansfield, il Margravio di Brandeburgo e tanti altri ancora. Tutti questi consci del fatto che staccandosi dalla chiesa e dall’Imperatore cattolico, possono accaparrarsi i beni della chiesa – monasteri, chiese, ospedali terreni -. Per avere dalla sua il potere temporale, Lutero spinge per il distacco tra Germania e Roma tra principi e impero tra principi e Chiesa Romana. In un baleno si capovolge la politica unificatrice del Sacro Romano Impero voluto e perseguito da Carlo Magno. Tutto l’impegno di Lutero si snoda in questo campo: da una parte sacralizzare la figura dei sovrani da contrapporte al Papa e ai Vescovi, dall’altra demonizzare Roma, sede dell’antiCristo, eliminare il latino – lingua universale su cui la Chiesa e Carlo Magno avevano fatto leva – e bollare gli italiani, definiti un popolo di “manigoldi”.

E mentre Erasmo da Rotterdam scrive “siam italiani noi tutti che siam dotti” Lutero educa milioni di tedeschi all’incomprensione pregiudiziale di un’intero popolo; nel contempo insegna ai Principi l’assolutismo, come nella guerra con i contadini cui auspicava per la salvezza della nazione Tedesca che: “verso i contadini, testardi, caparbi e accecati, che non vogliono sentire ragione, nessuno abbia un pò di compassione, ma percuota, ferisca, sgozzi e uccida come fossero cani arrabbiati. Pochi anni più tardi suggeriva alcune drastiche soluzioni nei riguardi degli ebrei: “in primo luogo bisogna dal fuoco alle sinagoghe e alle loro scuole, ciò che non può bruciare deve essere ricoperto di terra e sepolto…” Con Lutero nasce dunque il nazionalismo tedesco: fino ad allora l’Europa non ha certo la stessa moneta, ma una sola Chiesa Universale, una sola capitale spirituale una sola lingua sacra. Con lui nascono le Chiese di Stato e anche quando parlano di Dio i Cristiani del nord utilizzano lingue diverse; lingue nazionali gli uni, il latino gli altri. Oggi l’Europa è a trazione tedesca. Angela figlia di un pastore protestante, nata e cresciuta nella Germania dell’Est, totalitaria e comunista, incarna il totalitarismo teutonico e Luterano. Ma forse oggi probabilmente avremmo bisogno più di un Carlo Magno grande e ultimo unificatore dell’Europa e non di un Lutero in gonnella.

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