Così scriveva nella prefazione della “Guida ai castelli da Milano a Bellinzona” il Sindaco di Somma Lombardo Guido Pietro Colombo: “la storia è il nostro punto di partenza, è il nostro specchio, è il deposito di saggezza da cui trarre insegnamento ed è per questo che vogliamo valorizzare attraverso i Castelli del Ducato, un progetto culturale e turistico che conduce dal Castello Sforzesco di Milano ai Castelli di Bellinzona, valorizzando luoghi e territorio che sono stati, Viscontei e Sforzeschi.”
“Oggi tra Bellinzona, Lugano, Varese, Como e Milano si sviluppa un’unica “Città Ticino” connessa con reti autostradali a attraversata da flussi di lavoratori giornalieri e stagionali, da turisti e studenti in un sistema territorio che non ha una governace, ma si affida ad una sorte di cooperazione spontanea e involontaria tra sistemi locali e nazionali e che basa il suo essere sulla propria storia e sulla consapevolezza di aver condiviso nei secoli intenzioni, progetti e verità.
Con queste premesso inizieremo a raccontare alcune storie di castelli, rocche e luoghi  che  hanno fatto la “storia” delle nostre comunità Insubriche.
Bellinzona: sono tre i castelli di Bellinzona, dal 2000 dichiarati patrimonio dell’umanità dall’Unesco con tutto il sistema difensivo cittadino. A ovest, su uno sperone roccioso sorge il presidio di Castelgrande cui si collega la lunga murata degradante verso il Ticino. Segue, procedendo verso oriente, la Rocca di Montebello e in posizione più elevata il castello di Sasso Corbaro. Tra Castelgrande e Montebello si stende poi il Borgo medioevale di Bellinzona, serrato da mura raccordate ai due manieri, così da costituire un’unica linea fortificata in grado di sbarrate il passo a chi intenda procedere lungo la direttrice nord-sud.
L’impressione che lo straordinario complesso difensivo suscita in quanti lo ammirano ancora oggi non può che essere grande, ma non molto diversi erano i sentimenti di chi si imbatteva in tempi passati se è vero che già nella metà del XIII secolo i Consoli milanesi parlavano di Castelgrande come di una fortezza così difesa dalla natura e dall’uomo che in nessun modo si poteva espugnare.

Bernardo Bellotto, Castello Sforzesco di Milano, 1750 circa

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