“Il cortile”, termine che nella mia mente rimanda alla mia infanzia, luogo dove echeggiavano le nostre voci di fanciulli intenti a scegliere il gioco più allettante. Passavamo dalle gare in bici alle partite a pallone, per non dimenticare campana e nascondino. Dopo i compiti e la merenda la parola d’ordine era gioco libero. La super visione dell’adulto era discreta e in qualche modo eravamo per questo motivo più responsabilizzati. Sfogavamo le nostre ore scolastiche con corse e giochi condivisi. Il mio sguardo si rivolge alla realtà odierna, dove nell’ultima decade sono stati “scoperti” disturbi comportamentali tipo l’iperattività e i disturbi della concentrazione. Premetto che il mio è un modesto pensiero, non empiricamente dimostrabile, ma non è mai stato empiricamente dimostrato nemmeno il contrario. Il legame tra mancanza di gioco libero e disturbi del comportamento, rintracciabili ad esempio nell’iperattività, a mio avviso hanno un legame stretto. Come un vaso che continua a contenere acqua senza una pianta  se ne alimenti, quindi prima o poi traboccherà, così a mio avviso è un bambino che non sfoga la sua energia vitale in un cortile liberamente, e si trova in un appartamento a giocare in terza persona con un telecomando in mano. La poca fantasia e la creatività nasce da una società che ha soppiantato il ritmo fanciullesco con stap giornalieri forse più adatti ad un manager. Bambini che hanno le giornate programmate, scuola, sport, impegni extra scolastici, tutto secondo un programma guidato e ben definito. Tutto questo cercando di evitare di sporcarsi e ben ordinati. Premetto che sono un acerrima sostenitrice delle regole, ma se queste non sovrastano la vera indole infantile, che è quella di giocare libero, senza l’onnipresenza di un adulto che lo corregge su tutto. Un bambino sporco di erba sulle ginocchia per una partita a pallone segue la sua natura e sarà un adulto che sorriderà a ripensare a se stesso quando ancora poteva essere un bambino libero di giocare.

Barbara Sersale

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