Come dicono i suoi nomi volgari, tra cui “verdone”, colombina verde, questa russula si riconosce abbastanza facilmente, rispetto alle sorelle per la compattezza e le screpolature di colore verde-rame sul cappello. Alla prova del gusto, poi, non avremo più dubbi: la sua carne è dolcissima. Attenzione, però, prima di metterla in bocca perché la sua tinta verdastra è simile a quella di velenosissimi esemplari di Amanita phalloides.

Se però guardiamo con attenzione ci accorgiamo che il nostro esemplare ha delle caratteristiche che il “velenoso” non ha. Non ha l’anello sul gambo, la volva, fibrille radiali sul cappello e carne fibrosa , molto diversa da quella “gessosa” delle russule. Il verdone cresce prevalentemente nei boschi di latifoglie, soprattutto castagni e querce, più raramente faggi.

I primi esemplari si possono trovare già a giugno o luglio e la fruttificazione può proseguire nelle zone più calde fino a ottobre. Nel primo periodo il cappello è aderente al gambo e tutto l’insieme dà l’idea di robustezza: Cogliendolo ci accorgiamo della del suo notevole peso specifico che è una delle caratteristiche più peculiari. A maturazione, il cappello del verdone si appiana e le screpolature si accentuano. La cuticola non si stacca mai e, se questo accade, è soltanto ai margini. All’assaggio scopriamo un gradevole sapore di nocciola e di noce, che insieme alla sua digeribilità, ne fanno uno dei funghi più indicati per essere gustati anche crudi.

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