Visto il suo aspetto tutto particolare, i nomi dialettali sprecano: “parasole”, “cucumella”, “piede di tacchino”,”ombrellone”,”bubbola”. La Macrolepiota procera o Lepiota procera è senza dubbio un fungo molto simpatico che fa felice l’intera famiglia, moglie compresa, poco incline alle levatacce per andar per porcini e i bimbi che, viste le grandi dimensioni di questo fungo, riescono a trovarne in quantità anche in posti di facile accesso. Già per cercarlo non è necessario scavalcare monti o attraversare valli e lo si vede anche a distanza di parecchi metri. Spesso se ne trovano a decine in poco spazio: non è il caso di farne incetta, è meglio raccogliere gli esemplari di cui ne faremo uso, compresi quelli da regalare ai vicini.

In giovanissima età il cappello è saldato al gambo come fosse la sua stessa continuazione, nell’insieme, pare l’ogiva di un missile, poi il tutto assume la forma di …una mazza di tamburo, appunto, con il gambo che si allunga e il cappello che prende forma globosa, infine, quando il fungo è maturo, il cappello diventa simile a un ombrello e poi si appiana, mantenendo sempre un umbone – così si chiama la parte contrale del cappello, che sporge in rilievo- più scuro. Il colore tende generalmente al beige-nocciola, con squame più scure sparse concentricamente sul cappello.

Il gambo rimane screziato a mò di pelle di serpente, di forma cilindrica ma fortemente bulboso alla base. La mazza di tamburo può raggiungere dimensioni eccezionali: oltre quaranta centimetri di diametro del cappello e circa mezzo metro di altezza del gambo, tanto che spesso svetta persino tra l’erba alta. La consistenza del gambo è fibrosa, quasi legnosa, mentre il cappello è soffice al tatto. La carne è biancastra, immutabile, cioè non cambia colore al taglio o al tocco, ed emana un gradevole aroma di nocciola.

La Macrolepidota procera è un fungo saprofita, cioè si sviluppa in presenza di sostanze in decomposizione. Non dovendo dipendere da una o dall’altra pianta, la si può trovare un po’ dappertutto: è una dei protagonisti più assidui della macchia mediterranea, dove cresce nel fitto ombroso sotto lecci, pini e corbezzoli, anche molto vicino al mare. A mano a mano che dalla pianura si sale in montagna tende a crescere sia nel bosco , dove la troviamo isolata o in gruppetti di pochi esemplari anche lontani tra loro, sia all’aperto nei pendii incolti o nei pascoli dove invece può radunarsi in colonie numerose.

Quanto al tipo di bosco , poi non fa differenza: gli vanno bene conifere e latifoglie, foreste abbandonate e boschi ben curati, non disdegnano nemmeno parchi e giardini. Non si preoccupa neppure di climi e latitudini: Alpi o Appennini, Trentino o Sicilia. La sua vera stagione comincia ad agosto in montagna, verso l’autunno in collina e lungo il mare per protrarsi fino ai primi freddi Nei boschi del Sud e delle Isole è facile trovarla anche in dicembre.

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