Con la decadenza dell’Impero Romano, decade anche tutto ciò che esso aveva portato con se e se la viticultura non ebbe conseguenze irreparabili, ciò è dovuto alla particolare considerazione in cui la vite e il suo prodotto,il vino,furono tenuti anche dai nuovi conquistatori. La viticultura risorge a poco a poco  intorno il 1000 come dimostrano i particolari scritti e documenti  ritrovati per cui è ragionevole pensare che  anche in Lombardia ed in particolare nella provincia di Brescia che con Trento e Venezia avevano conosciuto ai tempi di Giulio Cesare (giovane governatore delle Gallie) un periodo di splendore vitivinicolo,tramandatoci da Catullo, che gli attuali vigneti discendano da  quelli piantati tra il IX e X sec. nelle terre possedute dal grande monastero di S.Giulia che con quello di Nanantola e Bobbio,occupava un posto di prim’ordine nell’economia agraria del Medioevo. Anche nel Comasco come risulta da documenti del 907 con cui alcuni “pertinentes” dipendenti dal monastero di Goliano del Comasco dovevano concedere “metà del vino oltre che quindici sfalci di prati e  lavori negli uliveti……”Così come in altri documenti datati 739 risulta che in quell’epoca il territorio della grande metropoli abbondava, non solo di carni e grani,ma anche di vini.

La scoperta dell’America che chiude il Medio Evo, ebbe profonde ripercussioni sull’economia agraria dei nostri Paesi. Cristoforo Colombo, nel 1498, al ritorno del suo terzo viaggio dalle Americhe, portava alla Regina Isabella,il prodotto di viti “selvaggie” da lui trovate a Cuba. Carlo V nel 1550 istituiva un cospicuo premio a chi per primo avesse prodotto nell’America Meridionale un vino utilizzabile anche per la celebrazione della Messa, e così la vite fa la sua comparsa nella Plata. All’opera di Andrea Bacci,medico di Papa Sisto V,si deve il primo testo di rassegna vinicola “De naturali vinorum historia,de vinis Italiae ed de conviviis antiquorum.LibVII” apparso a Roma nel 1596, in cui si elencano una serie di vini italiani del ‘500. Per quanto riguarda la nostra regione il Bacci  comincia da Milano  per dire che ” i suoi vini, se non sono generosi nè robusti, sono almeno copiosi e di varie qualità; alcuni bianchi altri rossi, astringenti, alcuni dolci, emuli delle Vernaccie. Altri nelle zone più fredde dei monti, sono leggeri, tanto bianchi che neri.” Il riferimento ai monti non era dovuto alla Valtellina che all’epoca era assegnata al Canton Grigioni. La Brianza è tenuta in grande considerazione “generosi e scintillanti e gustosi, che superano quasi il Lacrima:e se ne fa tanta abbondanza che se ne empiono tutti gli anni dei recipienti scavati a guisa di cisterne, e se ne spediscono poi in tutta la lombardia, efin al centro della Germania in orti di pelli sui carri.” Molti elogi poi fa il Bacci dei vini che si producevano sulle pittoresche rive del lago di Como, tra i più lodati quelli di Tremezzina e specialmente il vino di Griante e quello della località detta Gaeta. Nella vicinanza di Lecco,invece i vini erano più acquosi., ma sotto Varenna,andando verso Bellagio si avevano vini bianchi preziosissimi che gareggiavano con i Claretti ed Elveoli; e coì pure di Bellano. Anche Blevio era celebre per i suoi vini sottili e salubri e stimati erano quelli di Lierna, Cultone, Gessimia. (…segue)

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