Brera è un nome molto antico. Il termina braida ,riferito a uno spiazzo erboso o una sterpaglia, contiene una radice linguistica longobarda: su questo prato a cominciare dal 1229, i frati Umiliati costruiscono la chiesa di Santa Maria e il loro convento che viene a delimitare quel brolo naturale. Con la soppressione dell’ordine, alla fine del cinquecento, i Gesuiti occupano l’edificio e lo trasformano  poi nell’imponente palazzo progettato da Francesco Maria Richini (1627-1658), imprimendo al complesso il carattere “educativo” che ancora oggi gli è riconosciuto: collegio e scuola, orientati sul grande cortile, a doppio ordine di logge,cui viene annessa una biblioteca, un giardino dei Semplici e una Spelonca. La storia del palazzo è una storia per fasi che insieme si succedono e si sovrappongono.

Dopo la soppressione della Compagnia di Gesù nel 1772, la politica illuminata di Maria Teresa d’Austria, attorno all’asse concreto e simbolico della biblioteca viene incorporata la cospicua libreria del  conte Carlo Pertusati, il palazzo si converte in un edificio destinato alla pubblica educazione,sede delle principali istituzioni delle cultura milanese:oltre alle nuove scuole laiche (Ginnasio Inferiore e Superiore,Scuole Palatine) la Biblioteca Braidense, l’Osservatorio Astronomico, l’Orto Botanico, il Laboratorio di Chimica,la Società Patriottica di Agricoltura, cui si aggiunge per ultima l’Accademia di Belle Arti (1776), in un’armonica fusione enciclopedica di scienze,lettere ed arti. Con la costruzione del portale d’entrata ad opera di Giuseppe Piermarini, primo professore di architettura, anche la facciata assume il suo aspetto caratteristico.

Con l’arrivo dei Francesi  e le riforme rivoluzionarie avviate a partire dal 1798 decidono di una nuova centralità per l’Accademia,in nome del “pubblico beneficio delle belle arti”,per opera del suo segretario, il pittore Giuseppe Bossi,singolare figura di intellettuale giacobino (1801-1807). E’ da questo momento che l’istituto, oltre che alle consuete dotazioni didattiche, viene correlato di una Galleria delle statue di gesso, di una Biblioteca specializzata per la formazione degli artisti,correlata anche di stampe e disegni, di un Archivio,di un Gabinetto numismatico e del Museo di Antichità lombarde(opere provenienti da scavi cittadini o da monumenti milanesi danneggiati: materiali che in buona parte.tranne quest’ultimi,risultano ancora presenti nelle raccolte dell’Accademia. Ma soprattutto è in questo periodo che, a seguito dell’incameramento dei beni ecclesiastici, si va delineando il primo nucleo  di una nuova Galleria (1806),dove alle opere di pittura degli “antichi” tolte alle chiese, si affianca una sala delle opere dei “moderni”, insieme a un Gabinetto dei Ritratti dei Pittori: i modelli del passato messi a confronto con le invenzioni del presente.

La grandiosa Pinacoteca, formata dei dipinti provenienti da tutto il territorio del regno d’Italia fu inaugurata nel 1809,in occasione del compleanno di Napoleone,porta di conseguenza  la realizzazione al primo piano di saloni luminosi, destinati all’esposizione, tanto da inglobare, oltre  ad alcune aule  del convento gesuitico, anche, come è ancora visibile, la parte superiore dell’antica  chiesa di Santa Maria fino ad allora rimasta intatta.
(continua)

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