I fiori di Bach, portano il nome del loro creatore, il medico britannico Edward Bach. Medico originario del Galles, inizia la sua ricerca alternativa, sicuramente in seguito ad un esperienza diretta con una malattia; nel luglio del 1917 infatti, ad appena 31 anni, gli venne diagnosticato un tumore alla milza.

La medicina tradizionale gli diede tre mesi di vita. La sua storia racconta di un Bach che decide di reagire passando il proprio tempo in laboratorio, lavorando ai suoi esperimenti, mentre i tre mesi passarono e la malattia regredì, fino a scomparire del tutto, e non si ripresentò per molto tempo. Il suo atteggiamento verso ciò che di negativo ci accade, lo portò a teorizzare che l’impegno e un fine preciso portavano a ritrovare la salute e sono d’aiuto nella guarigione delle malattie.

Questa ispirazione di certo lo condusse alla creazione dei suoi rimedi floreali. Samuel Hahnemann, il medico tedesco fondatore dell’omeopatia che è da considerarsi una teoria medica che cura le malattie somministrando in piccolissime dosi qui principi che le causano, fu una fonte di ispirazione per Bach con il quale trovò un’affinità col proprio pensiero, entrambi concentrarono il principio della cura sul malato e non sulla malattia, che invece era l’obiettivo di cura della medicina tradizionale. Con la differenza che Hahnemann utilizzava anche erbe velenose, cosa che Bach era considerata una pratica non contemplata.

I fiori di Bach sono 38, di cui 12 denominati guaritori, 7 aiutanti e 19 assistenti. Invece il cosiddetto rimedio di emergenza che è il Rescue Remedy, è una miscela di cinque fiori che viene somministrato in casi di urgenza tipo lesione, trauma o attacco di panico. A differenza del farmaco tradizionale che agisce su un sintomo generalizzato, il contesto “bachiano” tende ad indirizzare la sua azione sulla particolarità dell’individuo, con le sue caratteristiche.

La procedura della preparazione è la raccolta dei fiori, senza toccarli, i quali vengono posti in un vassoio di vetro che accoglie l’acqua di una fonte vicino al luogo della selezione floreale. Il vassoio con i fiori in infusione è posto al sole nel luogo di scelta per un periodo preciso. Alla fine della macerazione al sole o attraverso la bollitura, l’acqua è separata dai fiori e si aggiunge una quantità di grappa per garantire la conservabilità del prodotto.

Bach usava il brandy. L’infuso così ottenuto si chiama Madre. Alcuni rimedi di Bach possono, in persone sensibili, causare un peggioramento iniziale, ma questo rientra in un processo di guarigione. Un elisir floreale che colora l’anima…
Barbara Sersale

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