MASOLINO nacque a Panicale in Valdarno nel 1383. Della sua vita sappiamo poco di sicuro. Per avere notizie si deve aspettare il 1423, anno in cui compare iscritto all’arte dei medici e degli speziali. E’ anche l’anno in cui si è soliti datare la tavoletta della Modonna delle Umiliate ora conservata nella Kunsthalle di Brema, che  è quindi da ritenersi la sua prima opera. Altre indicazioni le abbiamo nelle Vite del Vasari. Se ne evince che Masolino fu allievo di bottega del cesellatore e scultore fiorentino Ghiberti e del pittore Starnina. Nel 1424 gli vengono commissionati i lavori per la compagnia di Santa Croce di Empoli. e per la decorazione della Cappella Brancacci in Santa Maria a Firenze.

È in questo periodo e in occasione di quest’ultima committenza che, con ogni probabilità, nasce la collaborazione con Masaccio che, nato a San Giovanni Valdarno, era conterraneo di Masolino, almeno secondo alcuni studiosi. Si è parlato di Masaccio come allievo di Masolino, ma ultimamente anche questa tesi in vero assai fragile e priva di suffragi documentali è stata messa in dubbio, è tuttavia certo che i due lavorarono assieme e si influenzarono a vicenda operando a chiasmo sui ponteggi della Brancacci. Lo spirito di Masolino è vividamente animato dalla sete di sapere e di restituire questa conoscenza in una pittura ad un tempo restitutiva del dato di realtà e magica o poetica, connotata da implicazioni cortesi, propria dei nuovi umanisti. E quando nel 1425 è chiamato in Ungheria alla corte di Pippo Spano, si precipita a Buda per decorare la cappella Szekesfehervar, ora purtroppo distrutta. È forse in questo soggiorno ungherese che Masolino incontra il Cardinal Branda Castiglioni che nel frattempo era stato nominato Vescovo di Veszprem. Di fatto, dopo il ritorno a Roma nel 1427, il pittore si mette al servizio del Cardinale, decorando la cappella di Santa Caterina in San Clemente. Dalla collaborazione tra i due nasceranno poco dopo tutte le grandi cose che ancora oggi si possono ammirare a Castiglione Olona.

Degli anni tra il 1430 e 1432 vanno ricordate le due Annunciazioni della collezione Kress e della National Gallery di Washington e la Madonna dell’umiltà della collezione Contini Bonacossi di Firenze. Dopo il 1432, Masolino è certamente a Castiglione, dove esaudisce il desiderio del Cardinal Branda di reinventare il piccolo borgo secondo lo stile e i canoni artistici del tempo, con modalità assimilabili a quelle con cui cinquant’anni dopo Pio II creerà, con ben altre risorse, Pienza. Ecco allora la Collegiata con il ciclo degli affreschi rappresentanti le Storie della Vergine, il preziosissimo Battistero, la Chiesa di Villa con la delicatissima Annunciazione e il Palazzo del Cardinale che conserva il ricordo di un viaggio: il paesaggio di Veszprem, forse in omaggio all’incontro con il Branda. Sembra tutta una lunga fiaba quella di Castiglione, contrassegnata da un “Masolino pinxit 1435”, iscrizione che compare nell’arco absidale del Battistero e che è l’ultima data certa della sua vita. Morirà di li a poco, come risulta nel registro dei morti di Santa Maria del Fiore a Firenze, è l’anno 1440.

MASOLINO de Florentia: nuove ricerche sul luogo di nascita.
Il problema delle origini di Masolino ha diviso la critica per secoli: il suo luogo di nascita è stato interpretato variamente, data la mancanza di documenti precisi; al vasariano Panicale di Valdelsa, nei pressi di Siena, si sono affiancati nel tempo una piccola frazione di San Giovanni Valdarno – tra Arezzo e Firenze – e un Panicale umbro. Ricerche effettuate in loco hanno confermato l’esistenza di un podere con questo nome – non un luogo abitato – nel comune di Casole d’Elsa, ma nessun ricordo sulla nascita del pittore è stata rintracciata a Panicale e a Colle Valdelsa. La presenza di tracce pittoriche vicine al suo stile, o memorie antiche su opere un tempo esistenti possono non essere determinanti: le affermazioni del Vasari sulla presenza di dipinti di Masaccio a San Giovanni Valdarno – in lacerti affreschi presenti ancora sul posto – sono state ridimensionate dalla moderna critica. Masolino, con ogni probabilità, è nato, secondo Fabrizia Landi, nel Valdarno, sulla riva destra del fiume, di fronte alla cittadina di San Giovanni, in località Panicale di Renacci, dove esiste ancora  quella che dovrebbe essere la sua casa natale. Si tratta di una costruzione di pietra e mattoni, molto rimaneggiata, indicata da un’antichissima tradizione orale come luogo di nascita dell’artista. La sua tipologia è quella tipica delle casette coloniche trecentesche con tetto spiovente sorretto da capriate e una facciata semplice; una modesta costruzione a due piani, in cui due aperture compensano la mancanza di finestre. A questa costruzione si affianca oggi un’altra casa colonica molto più grande, del tipo a loggiati, comune nella Toscana del tempo e presente nelle campagne dov’è in uso in larga parte del territorio regionale la mezzadria, peraltro una tipologia che si registra invariata ancora nella Toscana granducale. In ogni caso, oggi una lapide indica la costruzione come casa natale dell’artista, essa porta una data, la data in cui questa memoria è stata murata, che recita “A.D. 1807”.

La proposta di una nascita valdarnese di Masolino – per venire alla storiografia di settore – fu avanzata nel 1951 da Ugo Procacci ed oggi è seguita da una certa critica, dal momento che essa è stata avallata da studiosi come Salmi, Argan, Baldini ed altri. Stando a costoro questa ipotesi, in ogni caso, parrebbe presentarsi come l’ipotesi più fondata fra le varie avanzate. Vi è un altro fatto importante, che propende per Panicale Renacci: una commissione che Masolino riceve nel 1427 da parte di Niccolò di Guido della Foresta che gli affida la decorazione di una cappella nella chiesa di S. Francesco a Figline Valdarno; nel testamento, perduto, del 1419 il padre di Niccolò aveva disposto la costruzione della cappella, ma non sappiamo se avesse indicato il nome dell’artista prescelto per decorarla. Nella denuncia al catasto del 12 luglio 1427 è riportato testualmente che la cappella “è allogata a chi l’à a dipingere, che è Masolino dipintore”. La ragione di tale preferenza può risiedere proprio nella nascita valdarnese dell’artista: Figline, terra di Niccolò della Foresta, è molto vicina a San Giovanni e a Panicale Renacci, ciò sembra avvalorare dunque la possibilità che il committente conoscesse amici o parenti di Masolino, se non addirittura il pittore stesso, altrimenti è difficile spiegare per quali ragioni, tra la moltitudine di artisti operanti a Firenze, la scelta sia caduta proprio su di lui, tanto più che a quella data Masolino poteva non essere ancora tornato dall’Ungheria. Nella chiesa di S. Francesco, tuttora esistente, purtroppo non vi è traccia degli affreschi: forse non furono mai eseguiti, ma il documento resta comunque valido e finisce per avallare le nostre argomentazioni congetturali. Perfino il sodalizio con Masaccio potrebbe apparire sotto questa luce più credibile dal momento che i due artisti, entrambi di San Giovanni Valdarno – di cui Panicale è una frazione – possono essersi già frequentati ancor giovanissimi e cioè prim’ancora di incontrarsi a Firenze, ovvero ed anche, nell’incontrarsi in Firenze possono aver legato e persino fraternizzato, malgrado il diverso temperamento e una sostanziale dissonanza stilistica pur nella condivisione di una comune cultura artistica, essendosi scoperti conterranei. Mentr’invece è frattanto caduta definitivamente la supposizione d’una dipendenza e persino d’un alunnato masaccesco presso il nostro Masolino.

È assodato che dopo il ritrovamento del trittico di San Giovenale, non ha più ragione d’essere la vecchia ipotesi del discepolato masaccesco presso Masolino: una conoscenza casuale può aver avuto origine dal medesimo luogo di nascita, favorendo piuttosto il sodalizio fra i due. Oltre a ciò un discepolato vero e proprio avrebbe implicato – come da Statuto dei Pittori – la completa disponibilità dell’allievo nei confronti del maestro o capobottega per ben nove anni (benché questo contratto standard possa esser reciso in ogni momento). In ragione di ciò il periodo in cui il ragazzo messo a bottega come “garzone” e principiante, attorno agli otto/dieci anni di età se non prima, restava vincolato alla bottega e viveva presso il maestro, mangiando e dormendo sotto lo stesso tetto. Alcuni documenti del Magistrato dei Pupilli, nominano più volte Masaccio per una questione ereditaria, ciò rende impossibile che abbia potuto svolgere un regolare apprendistato. La necessità infatti di trovarsi spesso a Castel San Giovanni gli impediva di legarsi stabilmente a quello che era un vero e proprio contratto di discepolato, steso da un notaio.

Per quanto riguarda Masolino, le rare citazioni contemporanee non riportano mai la dizione “da Panicale”. Una memoria della Compagnia della Croce di Empoli lo indica come “Maso di Cristofano dipintore da Firenze”, non diversamente il libro di spese per la chiesa di S. Fortunato a Todi cita “Mastro Masino da Firenze” in relazione all’affresco con la Madonna, il Bambino e gli Angeli. Di più, nella natività della Collegiata di Castiglione si firma  prima e unica volta nelle sue opere “Masolino de Florentia”, uso che però potrebbe essere spiegato con il trasferimento in città in età giovanile, causato forse dalla necessità del padre di trovare maggiori opportunità per il suo lavoro di imbianchino. Un altro motivo ugualmente possibile, può essere costituito dalla partenza del solo Masolino per Firenze e da qui, stabilitavi la residenza, il pittore sarebbe poi partito per viaggi più o meno lunghi e frequenti anche prima del 1423 – anno della sua prima opera datata. In questo caso, con una più lunga permanenza del padre a Panicale, la commissione di Figline acquisterebbe una più profonda ragione d’essere: Niccolò della Foresta, difatti, poteva aver conosciuto i familiari di Masolino, ed essere rimasto in contatto con loro dopo che questi si erano trasferiti a Firenze (il padre del Nostro vi era certamente nel 1427, secondo la sua portata al catasto: abitava col pittore nel quartiere  Santa Croce, gonfalone Bue).

Panicale di Renacci è dei tre il più vicino a Firenze e con San Giovanni Valdarno faceva parte del territorio soggetto alla città e del suo contado, ciò potrebbe spiegare la dizione “Masolino de Florentia”. Masaccio, invece, che si era trasferito in Firenze in età più adulta e la cui madre conservò a lungo le proprietà a San Giovanni, si dirà nella sua portata al catasto “da Castel San Giovanni di Sopra”. Il nonno paterno dell’artista, Mone d’Andreuccio, svolgeva qui il suo mestiere di cassaio (fabbricante di casse e bauli da arredamento), e avrebbe potuto fornire al nipote tavole in legno per dipingere a costi certamente inferiori dell’usuale e inoltre, anche a causa delle questioni ereditarie, il legame tra Masaccio e la sua città natale era molto più stretto di come poteva essere per Masolino, molto spesso assente per lunghi periodi perfino da Firenze, ma indice della possibilità che i due artisti potessero conoscersi già prima del trasferimento di Masaccio è dato dall’ubicazione della prima casa fiorentina del pittore, nel popolo di Santa Felicita, mentre Masolino abitava a due passi nel popolo di Santa Felicita, quartiere di S. Spirito.

Può essere stato Masolino a trovare l’abitazione al giovane collega, in procinto di arrivare o appena giunto a Firenze. Mentre nonna Jacopa e la madre di Masaccio rimasero ancora un po’ a Castel San Giovanni, il ragazzo si stabilì in affitto in una casa di nonna Piera de’Bardi, poco lontano da quella di Masolino. Forse il sodalizio artistico fu la conseguenza e non la causa di un’amicizia nata precedentemente a Firenze o a Castel San Giovanni. In mancanza di documenti precisi, ogni indizio fa dunque ritenere probabile la nascita di Masolino nel Valdarno: conoscenze, amicizie, altri fatti difficilmente attribuibili al caso, come l’insolita commissione di Figline e quella casa sul colle di Panicale non possono essere elementi slegati tra loro, non possiamo considerarle un puro insieme di coincidenze. Maolino da Panicale, dunque, ma da Panicale Valdarno.  (Fabrizia Landi, Varese 1984)

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