Non possiamo certo definire idilliaco il rapporto tra Masolino e Masaccio. Maturo il primo (41) anni,timido,sicuramente spaesato, mite d’animo, insicuro della giustezza innovatrice dei suoi mezzi pittori. Baldanzoso, sanguigno, spregiudicato e arrogante dispotico il secondo; forte dei suoi 23 anni e della certezza della sua strepitosa potenza espressiva. Obbediente, figlio affettuoso e remissivo Masolino (a 43 anni è il padre che lo iscrive al catasto di Firenze quartiere Santa Rosa). Smaliziato, ribelle, indisciplinato Masaccio. Il loro incontro fu del tutto occasionale e per sole ragioni di lavoro. Non ha quindi ragion d’essere la “chiamata di Masolino a Masaccio di recarsi a Firenze”, anzi se lo avesse conosciuto prima e avesse immaginato il suo dramma umano ed artistico che sarebbe derivato da questa “collaborazione” Masolino si sarebbe rifugiato ben oltre l’Ungheria.

Ci sia permessa una piccola riflessione. Se oggi così come nel 1383 nascesse il quella casa colonica di Renacci un altro genio e lo chiamassero Gabriele, i toscani lo chiamerebbero Gabriele del Panicale? Chiamarlo così è pretendere che il vocabolo di un casa colonica fosse tanto importante da definire una persona ( es. Raffaello da Urbino, Antonello da Messina, Gentile da Fabriano, Braccio da Montone, Boldrino da Panicale….)

E’ certo che non fu Masolino a chiamare Masaccio a Firenze e lo si può dedurre dalle date di iscrizione alle corporazioni dei medici e degli speziali: Masaccio infatti lo si trova già iscritto nel 1422,  cioè un anno prima  di Masolino. Roberto Zecchini in un suo articolo scrive”…..l’arrivo di Masaccio, influenzò non poco l’arte di Masolino, per quattro anni fino alla morte dell’impetuoso collaboratore,  egli  rinunciò al suo colore limpido, al gesto affettuoso e tenero, al racconto sacro e lieve come favole ornate, per far posto a figure semplificate, senza svolazzi e con colori resi foschi da ombre pesanti; tutto in lui si fa più serio più drammatico.

La pala d’altare destinata alla chiesa di S.Ambrogio a Firenze, dove nel tentativo di date alle figure la certezza morale e fisica masaccesca, Masolino intorpidisce la figura di S.Anna, affievolisce il ritmo degli angeli e scurisce i colori……” Masolino ritrova se stesso solo al ritorno dall’Ungheria (1427) dipingendo la figura centrale del polittico”della neve” nella chiesa di Santa Maria Maggiore. giova ricordare che il culto della Madonna della neve era molto vivo nei panicalesi che dedicarono la chiesa della Sbarra a quel fatto, allora ritenuto miracoloso. -nevicò il 5 agosto- senza dimenticare che spesso Masolino dipinse il martirio di S.Lorenzo -santo molto caro ai perugini-.

Subito più che voluto, patito più che goduto il sodalizio si interruppe per forza maggiore, Masaccio a soli 27 anni muore (1428), il Vasari così commenta……”ma, o  fusse l’invia o fusse pure le cose buone comunemente non durano molto, è si morì nel bel fiorire, ed andossene sì di subito, che è non mancò chi dubitasse in lui di veleno, assai più che altro accidente…. fu sotterrato nella medesima chiesa del Carmine l’anno 1443.” e più avanti…”quando egli -Masaccio- avuto nuove da Cosimo de’ Medici (dal quale era stato favorito ed aiutato) era stato richiamato dall’esilio, se ne tornò a Fiorenzia, done fu allogato (1427), essendo morto Masolino da Panicale  che l’aveva cominciata la Cappella Brancacci nel Carmine….” A questo punto vien da pensare che di questi Masolino ve ne siano stati due o tre.  (continua)
A. Simonetto

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