Dalle celebrazioni del settennale  della firma del Patto Atlantico non è uscito nulla che possa aiutarci a capire che senso ha ancora. Il tono bando e malinconico con cui gli Usa e i suoi alleati storici hanno commemorato  il fatto apre la strada a molte considerazioni. Un patto politico-militare come quello non si stipula nè lo si abbandona senza motivo: nel 1949 si trattava dello scontro con il comunismo mondiale, oggi invece, e forse, della fine dell’età dell’ostilità permanente.

Che cosa potrebbero mai farsene, quella decina di stati che, nel blocco Nato possiede sistemi d’arma che  valgono più di un terzo della spesa militare mondiale di tutti questi acquisti? Dalle celebrazioni del 70 esimo della firma  del Patto Atlantico non è uscito nulla che possa aiutarci a capire. Si potrebbe pensare che tali spese appaiano crescenti  per l’aumento dei costi, o delle innovazioni tecnologiche, resta però inspiegabile la finalità del loro acquisto. Se non per fare la guerra allora per difendersi e prevenire ogni rischio…meglio, questa è sempre stata e continua ad essere la giustificazione di questo “apparente” paradosso, specialmente perchè all’attenuazione dei vincoli di alleanza e solidarietà tra paesi del mondo ha fatto seguito non la riduzione dei conflitti e delle tensioni, ma l’esatto contrario.

Che da mondo del bipolarismo storico siamo passati a una situazione di eguaglianza solo formale e di sostanziale diseguaglianza già lo si sapeva, ma non si era calcolato quanto alcuni paesi se ne sarebbero avvantaggiati e altri invece avrebbero perduto  tutti o molti dei loro privilegi. E così intanto che gli USA si arroccavano nel loro fastidioso egoismo e l’Unione europea vedeva dissolversi l’entusiasmo del passato nei confronti di una società che doveva travolgere tutti i confini e far nascere un “nuovo mondo”, alcuni stati hanno saputo inserirsi in queste contraddizioni di questa parte del vecchio mondo che inseguiva la ricchezza invece che la potenza.

Russia e Cina (destinate, secondo Marx) a dominare il mondo vanno perseguendo, la prima, una grande capacità di ricatto nei confronti di tutto il mondo, con il cinismo di una politica sfrontata, aiutando personaggi squallidi come Assad ( che a sua volta Obama non ebbe il coraggio di affrontare) e diffondendo nel mondo messaggi tutt’altro che rassicuranti; la seconda con la pretesa di di conquistare il mondo frantumando i mercati e acquistandoseli pezzo per pezzo una alla volta. E’ difficile dire che, o se, tutto ciò sia male; l’aspetto più nuovo della società internazionale oggi non è la struttura ordinata del passato, ancorchè incardinata su paure e e minacce reciproche, ma la scomparsa di ogni struttura, come se oggi ciascuno stato volesse riprendersi la sua libertà.

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