“Insubria.net” pubblica una recensione, a firma del direttore, per l’evento che inaugura una nuova stagione e identità dell’Aeroporto Internazionale di Malpensa, Milano, che si fa luogo d’arte e di cultura. Si tratta di un evento artistico innovativo ideato e curato dall’artista e performer Erica Tamborini, un evento che è destinato a lasciare un segno indelebile. I contenuti, le sfide raccolte e veicolate in quest’evento sono tali per cui – riscontrandone tutte le potenzialità – si possa considerare la presente “recensione” come parte integrante (una lettura a chiasmo) dell’editoriale.

Aldo Rota, Energy of Space.
Celebrating fifty years of man on the moon
Un progetto artistico di Erica Tamborini per Milano Malpensa Airport, Terminal 1

Martedì 16 luglio 2019, alle ore 11.00, presso il Terminal 1 di Milano Malpensa Aeroporto, Sala Albinoni Lounge, disegnata da Ettore Sottsass Jr., si inaugura una mostra particolarissima in occasione delle celebrazioni dello storico sbarco dell’uomo sulla Luna del 1969; si inaugura con un happening artistico d’eccezione, lo stesso giorno in cui da Huston decollò Apollo 11 verso la Luna. L’happening si svolgerà in una Sala elegantissima, celebrando un evento artistico caratterizzato da raffinate valenze sinestetiche; un evento ospitante la mostra monografica del maestro Aldo Rota che celebra lo storico allunaggio esponendo in tutte le vip lounge dell’Aeroporto.

L’artista Aldo Rota

Le 30 “lune” dipinte da Rota – una serie avviata dal maestro nel 2015 – secondo un “fare” richiamante, ma in termini eccentrici o personalissimi, l’action painting americana, rivisitata per essere svuotata della sua avversione alla figurazione che in questo dipingere riaffiora come salvifica catarsi del disordine materico e come portale verso un altro vedere e tutto un altro inedito essere che travalica la stessa figuratività per farsi anima e corpo d’una pittura iniziatica, d’una metafisica pittorica, ebbene, queste Lune resteranno nelle sale dell’Aeroporto di Milano Malpensa per cinque mesi, fino al 30 novembre 2019. Il giorno del finissage, l’ultimo atto che restituisce l’iniziale ritualità – la lascia rivivere – attraverso la rivelazione di un nuovo happening, sfrenatamente trasgressivo rispetto al primo perché dionisiaco e non più apollineo, un happening artistico esclamativo! Cosicché Apollo e Dioniso, riconciliati, torneranno assieme per richiamare l’umanità recitante della tragedia greca e ciò che, dopo, con la modernità si è affermato al di là d’ogni gaia scienza, del bene e del male. Per poter approdare, finalmente, alla scoperta avventurosa di un nuovo mondo, di una nuova arte.

Erica Tamborini
(progetto artistico)

Questa mostra che finisce per essere parte d’un più articolato accadimento artistico è ideata e curata da una giovane artista, Erica Tamborini, che ha concepito questo evento come una sua opera d’arte. Ecco il senso – e tutti i suoi perché – di quest’intreccio apollineo e dionisiaco, che va oltre l’ultimo resto nietzscheiano nel riandare a sant’Agostino, ecco il senso, il sapere del coinvolgimento di più artisti: le pitture di Aldo Rota sono un ritratto del femminile che è in lei, così come – si vedrà – la musica, il testo musicale di Dario Baldan Bembo è la sua voce recitante e insieme restituiscono la piena corporeità vitale a Erica, al suo rispecchiamento metaforico nell’evento, generando così un rispecchiamento estetico e al tempo stesso atropo-teologico (per dirla alla Derrida). Erica Tamborini ha concepito il tutto dell’evento come un accadimento artistico e per l’inaugurazione ha realizzato con una sua équipe di videoperatori un “corto” che recita la parte dell’emblema, del portale di accesso al significato simbolico di questo accadimento. Si tratta di un breve video d’autore, un filmato sinestetico che è una sua opera d’arte in cui intervengono come “special guest” il musicista e cantautore Dario Baldan Bembo, lo stesso pittore Aldo Rota, e dell’uno e dell’altro il rispettivo “fare”, l’arte pittorica e l’arte musicale; un “corto” evocativo e rivelatore – nel senso che dà la chiave di lettura o accesso all’accadimento artistico, che ti lascia entrare nella poetica di Erica – dov’è presente pure la Nasa con gli astronauti dell’Apollo 11 che hanno conquistato la Luna cinquant’anni orsono quali appaiono nelle teche Rai dello “speciale” che seguì passo passo l’allunaggio, questo spettacolare e stupefacente superamento delle colonne d’Ercole moderne e contemporanee dato dallo sbarco su un altro corpo celeste rispetto alla Madre Terra. Si vedono frammenti di quel servizio Rai d’eccezione nel video autoriale, parti dello “speciale” Rai che testimoniava l’impresa degli astronauti americani accompagnati nel corso della diretta dalla voce di Tito Stagno. Nel video-opera d’arte di Erica Tamborini si ha anche l’immagine simbolo, la chiave di accesso al tutto, data da lei stessa, dalla sua presenza e dall’azione performativa che l’artista compie legando l’allunaggio a un’altra celebrazione emblematica: i cinquecento anni della scomparsa di Leonardo da Vinci, artista scienziato, il padre di un umanesimo scientifico di cui godiamo ancor oggi i frutti, il primo esploratore della modernità.

Nel “corto” d’autore è presente una pletora di altri attori, tutti protagonisti di questo filmato autoriale. Vengono allora a infoltire le fila del corus line artistico che partecipa alla manifestazione tutti coloro i quali sono “intervenuti” nella preparazione e nell’allestimento dell’evento performativo inaugurale, dell’esposizione delle opere pittoriche di Aldo Rota che resterà come traccia memoriale di questo stesso happening così come saranno parte integrante dell’ultimo atto tutti coloro i quali saranno stati presenti, avranno visitato nel tempo – i cinque mesi di esposizione delle Lune di Aldo Rota – gli spazi aeroportuali dove si potrà scoprire questa presenza pittorica. Infine, il pubblico – tutti i presenti e partecipanti – diverranno parte integrante e indelebile dell’opera d’arte di Erica Tamborini, ordito del suo stesso “fare”.

Una inaugurazione da un perdere, ecco che cos’è l’appuntamento della mattina di martedì 16 luglio 2019 a Malpensa Aeroporto, ecco qual è il sapore di quanto si potrà vivere nella splendida Sala Albinoni del Terminal 1 dell’Aeroporto, peraltro una luogo accessibile a tutti, “aperto” al pubblico che potrà assistere all’evento liberamente per poter partecipare all’happening entrando così a far parte di un’opera d’arte corale o collettiva in virtù della sua natura di accadimento sin estetico, in riferimento all’idea artistica della ideatrice e curatrice. Un happening inaugurale che costituisce in sé un evento irripetibile, annunciante la presenza e l’intervento di personalità significative dal momento che accanto ai rappresentanti del Comune di Milano, sono previste e interverranno figure come il direttore artistico dell’Aeroporto Luciano Bolzoni, soprattutto interverrà la presidentessa SEA, Società Esercizi Aeroportuali, Micaela Castelli.
Quest’ultima interviene non solo per salutare-inaugurare l’evento, ma anche per annunciare ufficialmente a tutti i presenti il nuovo ruolo assunto dall’Aeroporto di Malpensa di Milano, che ora, con quest’evento innovativo, si pone quale polo culturale internazionale che fungerà da epicentro di inedite strategie culturali e artistiche globali, un nodo in cui le rotte dei cieli che collegano ogni parte del pianeta Terra si intrecceranno alle avventure artistiche più audaci.

Sono annunciati pure, non per caso, i rappresentanti dell’ASI, l’Agenzia Spaziale Italiana, il professor Marco Eugenio Di Giandomenico, promotore di un’arte sostenibile, i rappresentanti del Centro Studi Milano 900 guidati dal suo direttore prof. Marco Marinacci e i rappresentanti della Fondazione Maimeri, Silvia Basta e Gianni Maimeri, nonché Francesca Martire che ha curato la comunicazione con la stampa.

Dario Baldan Bembo

Erica Tamborini, intervenendo dopo i saluti ufficiali delle Autorità, darà avvio alla performance artistica caratterizzante l’happening inaugurale dell’evento incontrando i suoi “special guest” artistici. L’artista ha invitato i protagonisti, gli artisti che hanno condiviso con lei e per lei quest’evento a dialogare brevemente con lei stessa per illustrare il senso della loro presenza e della loro partecipazione. Erica, dunque, vestita dalla stilista Bianca Gervasio, presenterà innanzi tutto l’autore delle pitture e dunque dialogherà con il pittore, il maestro Aldo Rota, affinché egli chiarisca il senso del suo stesso “fare” e dichiari pubblicamente il suo amore lunare; Erica, a seguire, dialogherà pure con il musicista, il maestro Dario Baldan Bembo che ha dato “voce” alla Luna, grazie alla scrittura di un testo inedito che è nel “corto” e che Baldan Bembo ha voluto elaborare per l’occasione donandolo infine alla curatrice. Baldan Bembo grazie al proprio stile che somma inferenze melodiche a stilemi classici miscelati e strutturati infine secondo paradigmi delicati su una grammatica generativa essenziale, in qualche modo neominimalista, ha così conferito a tutte le Lune dipinte da Aldo Rota la parola, il dono del canto, coinvolgendo la voce stessa di Erica Tamborini che, infine, da performer qual è, ha dato se stessa per incarnare la discesa della Luna sulla Terra, dandole corpo e respiro, presenza e parola, emozione e passione, affinché queste Lune dipinte e musicate assumessero finalmente una piena identità ideale e simbolica, fisica e sensuale facendosi, quali sono, “esseri viventi”.

Nel far questo, nel video autoriale, l’artista e ideatrice-curatrice dell’evento ha assunto pure il sembiante dell’uomo vitruviano disegnato da Leonardo da Vinci e così è stato ricordato e celebrato anche il cinquecentenario della sua morte. Si è proposta, Erica Tamborini, nel “corto” autoriale respirando la vita e la giornata particolare dell’artista, il tempo della storia e del viaggio che ha portato l’uomo dalla Terra alla Luna avvolta in una sottile fascia dorata richiamante, per via geometrica, sia le misure vitruviane sia i raggi del Sole che accendono il volto lunare; si è presentata nuda com’è nudo l’uomo vitruviano cònio d’un inedito canone leonardesco e fulcro archimedeo della rivoluzione conoscitiva accesa dal genio vinciano sommando pariteticamente arte e scienza per farne, nell’eguaglianza, un unico vettore di vichiana “vita nova”.

Quella stessa nuova vita e nuova frontiera aperta dall’allunaggio che è stata stigmatizzata dalle parole del pontefice documentate nel video attraverso le teche Rai. Papa Montini, infatti, assistendo in diretta all’allunaggio volle evidenziare l’accadimento straordinario. Il pontefice, lo ricorderanno tutti, ha pronunciato parole ricche di significato nel mentre assisteva allo sbarco di Armstrong e Aldrin sul nostro satellite. Ha detto, Paolo VI, nel commentare in diretta lo sbarco lunare del Lem: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli […] Onore a voi uomini artefici della grande impresa spaziale; onore a tutti coloro che hanno reso possibile l’audacissimo volo […]”.

Dopo aver dialogato con il maestro Aldo Rota, l’artista che ha dipinto i trenta ritratti lunari in mostra, quei volti mitopoietici della Luna che sono al tempo stesso un segreto ritratto di Erica Tamborini, la nostra pizia evocante i misteri eleusini illustrerà assieme all’autore un trittico realizzato da Aldo Rota per l’occasione, un bianco trittico dedicato all’Ultima cena leonardesca e all’attualità del suo formidabile lascito. Nel far questo ella assumerà nuovamente il filo d’Arianna narrativo recitato nel video d’autore, nella sua opera d’arte videoregistrata.
Erica Tamborini, ormai pienamente calata nella sua parte di voce dell’oracolo immerso in uno spaziotempo mitologico, riceverà subito dopo il musicista, il maestro Dario Baldan Bembo, autore di musiche memorabili come Aria, per affrontare assieme a lui il suo intervento musicale. Dario è un autore completo, può comporre una sinfonia come una canzone di musica leggera, un creativo puro: ne parleranno assieme, Dario Baldan Bembo e Erica Tamborini. Erica e Dario, infine, raggiungeranno assieme la pianola, il musicista suonerà dal vivo, interpreterà performativamente, dunque, il proprio testo musicale inedito, Energy of Space, nel mentre la performer, accanto a lui, vocalizzerà assecondando – così come accade nel “corto” autoriale – quest’azione performativa del maestro, facendo eco alle note, respirandone profondamente tutta l’emozione.

Che cosa dichiarerà allora questo happening performativo? Quale particolarità verrà a proporre? Una esperienza sinestetica che, nella concezione di Erica Tamborini, si attua attraverso l’incontro delle Lune dipinte da Aldo Rota e il suo inedito Trittico leonardesco con un Testo musicale inedito, quel testo che prende nome dall’accadimento, Energy of Space, poiché è stato realizzato appositamente per questa occasione dal cantautore Dario Baldan Bembo, colonna sonora dell’esposizione. Infine questi due testi si intrecciano con il Video della stessa Tamborini che “incarna” in un’unica azione simbolica pittura e musica, lo straordinario allunaggio dell’Apollo 11 e il cinquecentenario vinciano, in un gioco di rimandi incrociati. Non basta, la performance e l’intero happening concepito da Erica Tamborini che fa della Stazione aeroportuale e dei suoi stessi ospiti, di tutti i viaggiatori, i protagonisti di un ininterrotto accadimento artistico, un’azione d’arte senza eguali, arricchita dalle presenze di Aldo Rota e di Dario Baldan Bembo, questo happening della durata di cinque mesi che tradurrà ogni cosa e luogo in un accadimento d’arte, finisce per dare avvio a inaspettate considerazioni, esperienze, emozioni, che possono suscitare autentiche avventure conoscitive promuovendo finalmente tutto un altro e nuovo “saper vedere”.
Nella nudità corale si ritrova, inoltre, il fondamento umano: la nudità vitruviana da cui discende la nudità lunare e infine la nudità di colei che ha concepito e curato l’evento coinvolgente, come si conviene a un happening d’arte, si assiste allo svelamento dell’arte, alla sua stessa messa a nudo come parte ineludibile d’un riscatto esperienziale in cui si attua l’incontro-scontro, il duello sublime fra arte e scienza. Dove arte e scienza, secondo il lascito vinciano, si corrispondono e si intrecciano l’un l’altra. È in questo lascito e dunque in questo riconoscimento la fondazione di un umanesimo scientifico di cui, oggi, si sente con urgenza la necessità. È in quest’ottica catartica che va letto l’agire artistico, la stessa concezione dell’arte di Erica Tamborini ed è qui il senso profondo d’un intervento curatoriale d’una artista che presenta altri artisti e tutti assieme danno vita a un evento senza eguali, una coralità estetica e conoscitiva d’eccezione. Ecco la scoperta che ci viene donata attraverso quest’azione e questa ostensione della nudità dell’arte – l’arte messa a nudo – come metafora della scoperta di una verità nascosta. Ma perché tutto questo e perché quella nudità audace e irriverente, al tempo stesso mitica e rituale? Un sacrificio simbolico, perché? Perché, se c’è un altro più profondo perché dopo il sin qui detto, quest’audacissimo sogno e questa realtà indicibile?

Rileggiamo assieme un brano indimenticabile delle Confessioni di sant’Agostino. Recita il testo: “Rimane il piacere di questi occhi di carne. […] Gli occhi amano le forme belle e varie, i colori nitidi e ridenti. […] La regina stessa dei colori, la luce, inondando tutto ciò che si vede, dovunque io sia durante il giorno, mi raggiunge in mille modi e mi accarezza, anche quando, intento ad altro, non bado a essa. S’insinua con tale vigore che, se viene a mancare all’improvviso, la ricerco avidamente, e se si assenta a lungo, il mio animo si rattrista. O Luce, […]” (Confessioni, libro X, cap. XXXIV, 51-52). Sappi ch’io, come ognuno di noi, insiste Agostino, “Resisto alle seduzioni degli occhi”, debbo resistere, al tempo stesso, debbo abbandonarmi alla rivelazione che essi mi propongono.
“Quante cose, da non poterle numerare, – ricorda ancora Agostino – gli uomini aggiunsero alle naturali attrattive degli occhi mediante varie arti e mestieri, nelle vesti, nelle calzature, in vasi e prodotti d’ogni genere, e poi nei dipinti e nelle diverse raffigurazioni che vanno ben oltre la necessità, la misura e il significato pio! Tante seduzioni aggiunte a quelle degli occhi dagli uomini che, seguendo esteriormente le loro creazioni, abbandonano interiormente il loro Creatore e distruggono ciò che di loro creò” (Confessioni, libro X, cap. XXXIV, 52-53). Così come, secondo sant’Agostino, un’allegoria ordina la visione carnale e allude a una visione divina, ecco che noi spettatori e attori dell’evento di Malpensa Aeroporto, questo evento ideato da Erica Tamborini, creato con la complicità del pittore Aldo Rota e del musicista Dario Baldan Bembo, con il coinvolgimento di tanti altri protagonisti – implicanti le più diverse competenze artiche, come i fotografi e i videomakers – evoca una somiglianza illuminante tra l’occhio umano e l’occhio divino, purché si colga la fonte della luce-vita e il senso e il valore della visibilità stessa che sa percepire ne “la luce corporale” la “luce Divina”. L’arte, arriva a concludere il progetto artistico guidato da Erica, questo accadimento collettivo, è un qualcosa che rientra nell’ordine di queste argomentazioni, è questa allegoria e questo scambio di sguardi che mette in scena l’apertura verso un altro vedere e comprendere, sentire e vivere, un altro e nuovo essere.
Al di là del disegno cristiano richiamato da sant’Agostino anche per dare forma visibile all’inconoscibile, ecco allora che quest’evento d’arte, questo accadimento sinestetico e laico (senza escludere mai del tutto, però, il divino), questo happening che ci investe e contamina d’artisticità facendoci protagonisti in prima persona dell’arte che stiamo esplorando, apprezzando e assaporando, assumendo e decifrando simbolicamente tanto quanto formalmente, ecco che giunge a una sua conclusione. Esso si propone come lo scarto provocato dalla nuova misura umana rivelata dall’uomo vitruviano di Leonardo da Vinci, come l’avvento di una nuova potenza e di una nuova responsabilità umana. Pienamente ribadita, totalmente riaffermata dallo sbarco sulla Luna, dall’approdo dell’uomo su quest’altro corpo celeste, il primo degli altri corpi siderali e il portale dell’accesso agli universi mondi, alle costellazioni e alle galassie che verranno. In altre parole, si tratta di un allunaggio che va dichiarando così le possibilità umane, le sempre nuove possibilità dell’uomo contemporaneo. Esito finale di un occhio che implora e che esplora, che sfida e rivela e si esalta nella scoperta di conoscenza, nell’esplorazione inimmaginabile e al contempo, si ridimensiona riconoscendo le proprie debolezze nel rispecchiamento di sé nel proprio autoritratto mai raggiungibile e nel dilatarsi d’ogni possibile identità conoscitiva quale si manifesta nello sguardo dell’altro.

Si tratta, in ultima analisi, di un segnale che nel settore attendavamo da tempo: una boccata d’aria fresca e pulita che parrebbe avvertire su un cambiamento imminente se non già in atto: il vento dell’arte contemporanea sta cambiando, finalmente. Si tratta altresì, per tornare ai “contenuti” dell’evento, – così dichiara l’idea curatoriale di Erica Tamborini – di mostrare che dietro l’immagine c’è altro che è dato dalla presenza estetica e conoscitiva affiorante dalla stessa formatività dell’evento, dalla sua stessa essenza linguistica, per così dire. E che, ancora, in ogni immagine si cela e manifesta oltreché un atto di conoscenza e una dichiarazione d’estetica (dunque di etica) anche qualcosa di più, quel qualcosa dovuto al fatto che dietro ogni atto artistico si ha il soggetto che conosce: l’artista.

È per questo, nella consapevolezza di questo, che una nuova realtà, un’associazione artistica lombarda, Kubeart, – ci è stato detto dalla sua presidente, Emiliana Longoni – ha identificato in Erica Tamborini una propria icona, la figura artistica multanime di riferimento. Erica Tamborini per Kubeart è una figura di primo riferimento che interpreta, nei suoi propri termini, le linee-guida del rivolgimento artistico generale in atto e così può rappresentare pure gli orientamenti di Kubeart. A maggior ragione stante l’innovativa dichiarazione di poetica sua che pone Erica Tamborini all’avanguardia, in quella ristretta cerchia di artisti che effettivamente rappresentano, oggi, l’avanguardia internazionale intenta a elaborare inediti paradigmi artistici. Ciò dal momento che, nel suo stesso “fare”, questa artista sta esplorando con veicoli estetici originali i confini della realtà per rivelarne i segreti e tutte le potenzialità ed elaborare le proprie proposte. Dunque, Kubeart, a cominciare dall’happening del 16 luglio con cui si accende l’evento di Malpensa ideato e curato da Tamborini come un accadimento artistico che è in sé un’opera d’arte, la seguirà e documenterà in tutto il suo agire performativo, nelle sue progettualità, nel suo elaborare nuove forme d’arte, una nuova estetica. D’altra parte, nel “fare” arte di Erica, nella sua idea di arte, nella sua stessa concezione artistica prende consistenza e visibilità una poetica che trasfigura e infine nobilita la realtà contaminandola di artisticità. Si afferma inoltre in questo suo stesso “fare” un esito corale travolgente che chiama alla sbarra tutte le arti. È così che Erica Tamborini va rimettendo in gioco – e in discussione – gli universali messi in campo da Nietzsche e da Foucault, l’eredità dell’uno e dell’altro, per recuperare almeno in parte Spinoza. Ma non solo. Prim’ancora, più in profondità, si tratta per lei di ritornare agli antichi Greci, i nostri remoti progenitori. La vitalità perenne dei miti e delle leggende greche, viene attualizzata nel “fare” arte di Tamborini giacché ella ha restituito attualità alla potenza epica versificata da Omero.
È accaduto e accadrà anche a Malpensa, dal momento che – mi ha informato Erica Tamborini nel corso dell’intervista registrata presso il suo atelier ancora all’inizio dell’estate – quell’epos degli eroi antichi è stato consegnato, nella sua concezione, agli astronauti, figli legittimi dei protagonisti dell’Iliade. La comunicazione si è fatta protagonista, in questo suo agire artistico e per estensione nell’intero evento di Malpensa Aeroporto, di una rivoluzione culturale che è tuttora in atto. Vedremo a breve quale futuro ci riserverà. Dunque, aveva ragione il veggente Paul Klee: il nostro stesso destino è nelle mani degli artisti che, come Erica Tamborini, superano di slancio i confini della realtà!

Diresti, in ultimo, tirando le fila di quanto propone con quest’evento Malpensa Aeroporto e di quanto si può assumere confrontandoci con l’artista e assumendone l’esito “insight” presentato da questo evento che Erica Tamborini, artista e studiosa operante sul paradigma arte e scienza in termini esclamativi, critica d’arte che s’interroga sul proprio “fare” così come sulle altrui proposte con attitudine bachelardiana e piglio chomskiano, protagonista per questo d’una nuova consapevolezza che la guida nelle proprie personali scelte linguistiche e procedurali, nelle maniere attuative messe in gioco – wittgensteinianamente in gioco – e che sono focalizzate su un esito artistico particolare, abbia fatto suo, proprio operando nell’arte che lei stessa va esprimendo, metamorficamente, sotto forma d’una brillante metafora, l’assunto del Vico: “Ogni metafora è un mito in piccolo”, non per caso richiamato in alcuni saggi da Gaston Bachelard (La Psychanalyse du Feu, Paris 1938; La dialectique de la Durée, Paris 1950), unitamente a tutta una serie sempre più clamorosa di metafore che sono per lui realtà traslata sul piano del linguaggio. Sostiene Bachelard, ricordiamolo, che “le langage est toujours un peu en avant de notre pensée”; sostiene, ancora, che certo suo formalismo afferisce proprio al linguaggio in cui: “La liquidité est […] le désir meme du langage. Le langage veut couler”, avvicinandosi alquanto, suo malgrado forse, a Leonardo da Vinci. “Bachelard, – mi ha detto Erica Tamborini – riconosce nell’ostacolo, nella topologia degli ostacoli un rispecchiamento del pensiero, corrispondendo a una coscienza ostinata che suscita il lavoro e cioè, almeno per me, una progettualità che va contro gli ostacoli per superarli senza farsi paralizzare né dalla materia né da altre sordità o impedimenti. Ho trovato in un saggio del 2013 di Fabio Minazzi [Gaston Bachelard razionalista critico, in Epistemologia e soggettività, Firenze University Press 2013] una bella analisi del concetto complesso di ostacolo bachelardiano che si confà al mio operare e alla mia stessa idea di ostacolo senza che, probabilmente, non avrei saputo affrontare e risolvere il mio progetto per Malpensa. Non l’avrei neppure concepito”. Ecco dunque chi è Erica Tamborini: una erede contemporanea dell’insegnamento di Leonardo, il quale scriveva attorno al 1513: “prima farò alcuna esperienza, avanti ch’io più oltre proceda, perché mia intenzione è allargare prima la sperenzia e po’ colla ragione dimostrare perché tale esperienza è constretta in tal modo ad operare; e questa è la vera regola come li speculatori delli effetti naturali hanno a procedere”. (Manoscritto E, folio 55r)

Rolando Bellini

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