La rocca d’Angera, antico presidio degli arcivescovi milanesi nei secoli X-XIV domina il basso lago Maggiore sopra l’abitato di Angera. Con l’avvento  al potere dei Visconti, dalla fine del duecento e definitivamente nei secoli successivi, la rocca passa gradatamente nelle loro mani che coincide poi con il massimo splendore; ricostruzioni, aggiustamenti e abbellimenti danno alla rocca l’aspetto definitivo che ancor oggi si conserva. Nei secoli successivi il fortilizio perderà parte dello’importanza strategica a favore della rocca di Arona, che meglio si adattava alla più moderne strategie difensive dopo l’avvento delle armi da fuoco.

Angera manterrà invece il suo aspetto di fortilizio trecentesco dell’epoca viscontea. Passerà poi , alla metà del Quattrocento, ai Borromeo, che la detengono ancora oggi, ben tenuta e visitabile da marzo a ottobre. Varie sono le particolarità di questo fortilizio che merita sicuramente una visita. Il fatto di trovarsi arroccato su uno sperone di roccia proteso verso il lago le attribuisce una posizione  panoramica impagabile e inoltre gli elementi artistici e architettonici la lo rendono una pregevole testimonianza  dei castelli viscontei e lombardi del Trecento. I vari corpi di fabbrica, che in breve lasso di tempo si sono susseguiti, tutti rigorosamente in pietra calcarea di Angera, dal colore paglierino,hanno formato un quadrilatero attorno al cortile centrale dominato dalla torre castellana duecentesca. Un massiccio torrione a cinque piani con muratura in blocchi di pietra ben squadrate bugnature agli angoli.

Alla torre, sul lato meridionale si aggiunge alla fine del duecento il così detto palazzetto ottoniano, elegante costruzione arricchita da bifore, che conserva  al suo interno un pregevole quanto unico ciclo di affreschi di soggetto laico, narranti la vittoria di Ottone Visconti su Nappo Torriani per il predominio di Milano. Sempre all’interno della rocca si possono ammirare  notevoli opere d’arte, dai grandi quadri  illustranti i fasti di casa Borromeo, molti dei quali dovuti alla mano del lombardo Filippo Abbiati, ai lacerti di affreschi quattrocenteschi, in parte originali, provenienti dal Palazzo Borromeo di Milano e qui trasportati dopo i danni subiti nell’ultima guerra. In questi ultimi anni notevole interesse hanno suscitato le collezioni di Bambole di casa Borromeo qui esposte in diverse sale con allestimenti accattivanti e fascinosi,  e rappresentano l’impegno che ancora oggi la famiglia ha nei confronti di questo patrimonio artistico e culturale della provincia di Varese.

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