Una nota in margine ai “restauri” Castiglionesi oggi arricchiti da un nuovo cantiere afferente le collezioni del Museo della Collegiata, di cui si pubblica il Comunicato stampa.

Il Borgo antico o Centro Storico-monumentale- di Castiglione Olona sito “Isola di Toscana in Lombardia” su cui è in stampa una agile ma puntuale Guida che viene edita per interessamento e cura di CSEDIAFU,  costituisce una realtà architettonica che testimonia in larga parte l’originaria impronta quattrocentesca di sapore centro italiano, tra Firenze e Roma, voluta dal Cardinale Branda Castiglioni. In ragione di ciò meriterebbe – lo si è dichiarato già in anni non sospetti- un recupero ambientale e architettonico generale, venendo a costituire un unicum in Lombardia. Tanto più che in più occasioni se ne è avviata l’impresa, attraverso questo e quel “cantiere” teso principalmente al restauro e al riuso compatibile di porzioni del centro storico dell’antico Borgo.

Questo -va riconosciuto- in sintonia con una volontà politica locale visto che età moderna è proprio per iniziativa di un primo cittadino castiglionese, come si vedrà più avanti, che prende forma un progetto, tuttora  inevaso, di recupero storico-monumentale e ambientale dell’intero Borgo antico, frattanto spopolato. Meglio ancora: disertato dalla popolazione migrata a monte, a costruire un nuovo insediamento con conseguente radicamento che ha provocato la costituzione a una maggiore quota e a una maggiore distanza dall’Olona di una seconda e più moderna Castiglione Olona, rispondente in molto ai criteri adottati dalla ricostruzione post-bellica in avanti, con riferimento soprattutto agli anni ’70 del secolo scorso. Il conseguente progressivo svuotamento e degrado del centro storico  della Castiglione del Cardinale, l’attuale centro storico della cittadina, dove sono rimaste poche presenze originarie seppur significative e dove c’è la Sede comunale, da un lato  ha preservato l’antico assetto e ogni volumetria, consentendo l’attuale recupero filologico, dall’altro ha accelerato l’impoverimento del sito. Tuttavia Castiglione Olona, pur con mezzi inadeguati ha costantemente provveduto a un mantenimento preventivo dell’esistente in merito allo storico insediamento attorno alla mirabile realtà culturale della Collegiata dove è testimoniata l’ultima stagione artistica di uno dei protagonisti dell’umanesimo quattrocentesco fiorentino, Masolino da Panicale.

Infatti, per parte del Comune, così come della stessa Collegiata, si può dar conto di una sequela di atti orientati in questo senso: l’ultima iniziativa dell’Amministrazione comunale spetta a Stefano Uboldi e G.Carlo Frigeri, all’epoca assessore alla Cultura e ai Lavori Pubblici e poi ancora a Frigeri vice-sindaco per il secondo mandato dell’Amministrazione Emanuele Poretti, attraverso la promozione di una serie di cantieri correlati, facenti capo essenzialmente all’idea di un nuovo risanamento ambientale su scale urbanistica, richiamante il recupero del Castello di Monteruzzo, a suo tempo affidato ad Aldo Rossi dall’Amministrazione Giuseppe Battaini. Nuova attenzione è ora rivolta a Palazzo Branda e sue adiacenze, affinchè si possa portare  a buon fine l’intero recupero museale del Palazzo. In qualche modo, dunque, si torna alla prima stagione del rilancio del Borgo. Quello che preme rilevare, in questo caso, è ciò che ha consentito tutto questo, donandoci l’attuale Borgo antico di Castiglione Olona.

Il primo recupero del patrimonio architettonico e monumentale di questo storico insediamento  fu un cantiere di restauro che interessava una porzione di Palazzo Branda, oggi integralmente musealizzato ma tuttora in allestimento, visto che il progetto è rimasto sulla carta inevaso. Ebbene, il primo atto di questo orientamento è stato determinato da un ormai remoto intervento  di recupero filologico della fabbrica e sua trasformazione in struttura museale a firma dell’architetto Belgiojoso, su mandato dell’Amministrazione  Antonio Simonetto. Diciamo meglio: il progetto di recupero integrale e di valorizzazione del Borgo antico di Castiglione di deve proprio all’Amministrazione Simonetto, allorquando questo sindaco riuscì a creare una feconda collaborazione con gli eredi Castiglioni e la proprietà Orsi/Mazzucchelli 1849 inaugurando una nuova stagione attraverso direttive tuttora in essere. Per parte sua la Mazzucchelli 1849, tra  gli anni ’60 e ’70 aveva promosso una sperimentazione presso il castello di Monteruzzo con il Polimero arte, oggi nucleo fondativo del MAP, acronimo di Museo Arte Plastica.

Attualmente, in sintonia con le direttive programmatiche delineate da Antonio Simonetto e portate avanti dall’Amministrazione Giorgio Luini con l’apertura del MAP, presso la Corte del Doro, alias un palazzo dei Castiglioni di Monteruzzo, filologicamente recuperato dall’architetto Ovidio Cazzola, lo stesso che è intervenuto più volte nella Collegiata, si tenta il superamento degli interventi trascorsi in segno opposto da una non troppo brillante edificazione di una fabbrica che può dirsi in un certo senso in stile neo rinascimentale (che ha solo il merito di non lacerare il tessuto architettonico del centro-storico con una presenza dissonante), al restauro progressivo dei cortili antichi-trasfigurati ancora negli anni’50-fino a tentare di minimizzare assorbire presenze sgrammaticate che affiorano qua e là segnalando iniziative di anni passati (tra anni ’60 e ’90 del secolo scorso e l’avvio del nuovo secolo  e millennio: culminati in due invasi interventi  voluti dall’Amministrazione Battaini che, pur nell’intento di dotare queste realtà di ascensori per il superamento delle barriere architettoniche hanno depauperato i due musei cittadini); iniziative non sempre rispettose dell’integrità architettonica e viaria del Borgo antico. In parallelo si debbono invece segnalare altri cantieri che hanno restituito o consolidato l’integrità storico monumentale del Borgo: basti pensare al recupero e consolidamento della Chiesa di Villa- su cui si rinvia a una conferenza del dottor  Roberto Cecchi  e Germano Mulazzani- al restauro del portale del Palazzo dei congiunti del Cardinale, guidato per  parte dalla Soprintendenza dall’architetto Antonio Tavolaro; è stato risanato e destinato ad uso privato un cospicuo edificio originariamente appartenente alla Collegiata qual’è  Casa Magenta; un altro cantiere è tuttora in fieri proprio difronte al Palazzo Branda.

Quanto alla magnifica Collegiata, qui si è perseguito di concerto con il Ministero e la Curia un costante programma di restauro che ha preservato a tutt’oggi il monumento e anzi lo ha dotato, finalmente,di adiacenze funzionali che favoriscono la sua iscrizione in un circuito turistico-culturale di pregio, fino alla creazione di un Museo della Collegiata, oggi diretto dal dottor Dario Poretti; quello stesso Museo che è protagonista del “restauro” annunciato dal comunicato stampa che si va presentando. Questo restauro, sostenuto dal programma “Restituzioni” di Intesa Sanpaolo, inerente il “velo funebre” posto sul volto del Cardinale in occasione del suo funerale, celebrato nel 1443, può darsi dunque come emblematico annuncio di un rinnovato slancio progettuale rivolto alla più compiuta valorizzazione di Castiglione che sotto il Cardinale Branda visse una “grandezza” oggi inimmaginabili (prof.Rolando Bellini)

“L’intervento riguarderà un manufatto di straordinario valore storico: il ricamo tradizionalmente identificato quale velo funebre  del Cardinale Branda Castiglioni, adagiato sul volto alla morte avvenuta nel febbraio 1443. L’intervento, diretto dalla dott.ssa Tania de Nile della Soprintendenza competente, è affidato a Milena Gigante del Dipartimento di Conservazione e Restauro di Open Care Milano (sezione tappeti, arazzi e tessili antichi). Il delicato quanto prezioso ricamo in lino, sete policrome, filato metallico (65×55)  sarà innanzitutto sottoposto a indagini per approfondire lo stato fisiologico delle fibre tessili. I primi passi riguarderanno infatti una serie di esami, svolti da Open Gare e Innovhu- Sezione Sperimentale della Seta- per determinare il grado di polimerizzazione delle fibre tessili e dei processo ossidativi.
Si procederà quindi con pulitura del velo in collaborazione con il dipartimento di Chimica dell’Università di Firenze, utilizzando nanotecnologie tarate sulle specificità del singolare oggetto. I restauri della XIX edizione di “Restituzioni”, come da felice tradizione, saranno valorizzati nella successiva mostra, sempre a cura di Intesa Sanpaolo, nella quale si comunicheranno tutti i risultati delle analisi effettuate e le novità emerse.”

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