Il restauro di Palazzo Branda Castiglioni

Il restauro di Palazzo Branda Castiglioni si colloca, come è noto, in un programma di salvaguardia e valorizzazione di tutto il centro storico di Castiglione Olona. Palazzo Branda la cui prima edificazione risale al medioevo,  non solo rappresenta uno degli elementi architettonici di maggior rilievo dell’antico impianto urbano di Castiglione, ma costituisce, insieme, un documento essenziale per la conoscenza delle fasi storico-culturali che hanno determinato la particolarità di questo borgo medioevale all’interno del territorio lombardo. La presenza infatti di una delle maggiori stratificazioni architettoniche, pittoriche, decorative che si sono sovrapposte nel corso dei secoli, rappresenta di per sè una testimonianza che si ricollega alla decisione di destinare a Museo una parte del Palazzo oggi di proprietà del Comune di Castiglione Olona. Il museo, superando la concezione di luogo per la semplice raccolta e conservazione in termini statistici di opere d’arte offerti alla fruizione passiva dei visitatori, dovrà costituire un punto di riferimento flessibile e aperto alle sollecitazioni mutevoli delle dinamiche culturali  odierne. Il nuovo museo diventerà inoltre un centro di incontro per gli abitanti di Castiglione e per i visitatori del suo patrimonio artistico.

 

Desidero ora descrivervi brevemente la storia dell’intervento di restauro affidato al nostro studio, in parte già realizzato, in parte ancora in fase di progetto. Il nostro intervento, che ha avuto in alcuni momenti  il fascino della scoperta quasi “archeologica” delle varie fasi della storia e dell’evoluzione strutturale e artistica del palazzo, ha incontrato alcuni vincoli oggettivi, che hanno in parte limitato l’arco delle nostre scelte operative e culturali. Il palazzo è solo in parte di proprietà dell’amministrazione ed è tutt’ora abitato dei discendenti della famiglia Castiglioni. Questo fatto che potrebbe di primo acchito apparire ininfluente, ha invece creato non poche difficoltà all’opera di restauro, limitando, sia la possibilità di una lettura complessiva dell’impianto architettonico, sia la quantità e qualità degli assaggi utili a ricostruire con il necessario grado di fedeltà la serie di trasformazione operate sul palazzo nel tempo. Questo rilievo dello stato di fatto che, come è noto, costituisce la base metodologica di ogni intervento di restauro conservativo, era, in questo caso, reso particolarmente importante dalla impossibilità di recepire documenti relativi alle modifiche apportate al palazzo nel tempo ed e’ costituito dunque non nella ricerca di conferme di dati in parte noti  ma nella paziente ricostruzione di un quadro  conoscitivo dove tutti gli elementi che via via emergevano, trovassero una giusta collocazione, costituendo così il necessario riferimento alle nostre scelte progettuali. Un altro limite all’intervento, è stato quello relativo alla modalità di finanziamento, alla consueta difficoltà di garantire un flusso regolare di mezzi  al progetto e alle relative opere, ciò ha comportato un intervento per lotti distinti determinando una gestione assai laboriosa del lavoro. Il palazzo era stato oggetto di un iniziale intervento restaurativo prima del nostro incarico, che aveva definito, in termini difficilmente modificabili , alcune determinate scelte impiantistiche e distributive, che hanno, in alcuni casi, costituito un condizionamento nei confronti delle nostre decisioni progettuali. A partire dunque da questo quadro dei problemi, il nostro intervento ha dapprima affrontato, sulla base della conoscenza complessiva della struttura architettonica e dei documenti artistici di castiglione, il rilievo dello stato di fatto del palazzo e delle sue trasformazioni storiche, al fine di poter definire una prima impostazione generale del progetto di restauro. Venne così elaborato un quadro dal quale emergeva a grandi linee la compresenza di elementi di epoche diverse: una prima edificazione precedente alla metà del 300, un ampliamento di notevoli dimensioni in epoca rinascimentale voluto dal Cardinale Branda Castiglioni, un nuovo collegamento tra i corpi di fabbrica esistenti realizzato successivamente  e infine una serie di modifiche minori relative non tanto alla struttura, quanto ai materiali e alle finiture, di chiara impronta ottocentesca e novecentesca. Da questo livello di analisi si passò ad uno studio più dettagliato che doveva permettere, utilizzando le necessarie tematiche di rilievo, di stabilire una datazione delle varie parti. Nel corso di questa fase dei lavori, particolare attenzione venne posta alla ricerca di eventuali affreschi, sia al fine della evidente necessità di salvaguardare tali testimonianze artistiche, sia per l’importanza che il ritrovamento di affreschi di periodi successivi stilisticamente identificabili, avrebbero avuto nei confronti della corretta datazione degli ambienti. Ottenuto così un rilievo completo e con buon livello di attendibilità storico-artistica del palazzo e stabilita l’obiettiva importanza delle testimonianze dei diversi periodi ad esclusione di una parte di rifacimenti ottocenteschi e di tutte le “manomissioni” apportate in tempi recenti, si stabilì di adottare una metodologia di restauro che conservasse, e anzi mettesse in evidenza, la serie delle sovrapposizioni storiche, per permettere di leggere il palazzo non solo in termini artistico-monumentali ma anche come documento della storia di Castiglione. Tale metodologia è stata del tutto rispettata e nella parte di opere di restauro fin qui realizzata, ha certamente posto una serie di difficoltà alla soluzione dei vari aspetti distributivi e funzionali della futura destinazione a museo, assai maggiore di un intervento meno attento alla salvaguardia delle tracce storico-artistiche, senza per questo comportare delle reali impasse ad una soluzione funzionalmente ottimale.

 

Desidero ora entrare nel dettaglio delle principali scelte di restauro adottate nelle diverse parti del palazzo, a maggiore chiarimento dell’ impostazione metodologica che le ha determinate. Il palazzo appare, come è noto, composto da due corpi di fabbrica rettangolari posti in posizione reciprocamente quasi ortogonali. La cerniera tra questi due corpi è costituita dalla Cappellina di S. Martino e dallo scalone settecentesco che collega, attraverso la Cappellina e una loggia vetrata a livello dell’ammezzato, il piano terreno al primo piano del palazzo. Lo scalone venne inserito a suo tempo sventrando in parte la Cappellina e sfondando parte della volta sottostante la camera del cardinale, con la conseguenza di modificare  l’assetto architettonico originario della Cappellina  stessa compromettendo la struttura della volta, per la quale si sono di conseguenza rese necessarie , nel corso del restauro, notevoli opere di consolidamento strutturale. Questo tipo di opere, dalla sottomurazione delle fondazioni alla posa dei tiranti metallici di legatura, si è reso  necessario in molte altre parti del palazzo per etereogenità, la scarsa consistenza e le generali condizioni di degrado delle strutture portanti. Attualmente si stanno portando a termine una serie di opere al piano terreno nella grande sala situata sotto la camera del Cardinale dove è in fase di restauro un grande camino quattrocentesco. Prima dell’intervento, la sala risultava suddivisa un due da una parete non portante costruita  per nascondere il volume dello scalone aggiunto in epoca posteriore. La volta della sala presentava crepe e abbassamenti per buona parte della sua estensione, tali da renderne precaria la stabilità. Si è quindi dovuto intervenire creando una struttura di contrasto  che sostituisce la parte della volta già demolita all’epoca dell’inserimento dello scalone, legando le murature  con una serie di tiranti disposti in diagonale sotto il pavimento del primo piano , e sollevando con martinetti tutte le parti danneggiate della volta per riportarle al suo profilo originario. La demolizione della parete provvisoria e l’asportazione di ogni altra sovrastruttura creata in tempi successivi nell’ambiente, ha permesso di restituirlo alla sua dimensione originaria, ottenendo un risultato funzionalmente ed esteticamente positivo, malgrado l’inevitabile presenza del volume della scala. Sempre al piano terreno, il restauro dei due locali lungo la via Mazzini, ha comportato il rifacimento della pavimentazione riportata al  livello originario e la pulitura delle decorazioni realizzate in epoca recente ad imitazione delle decorazioni quattrocentesche. L’impossibilità di usufruire dell’accesso “naturale” a queste sale, dalla parte, cioe’, dal porticato (che non appartiene al comune) ha richiesto di utilizzare come ingresso la porta esistente verso il piccolo cortile interno. Tale porta è stata riaperta prima del nostro intervento e appartiene alla struttura più antica dell’edificio. Nella prima sala un’attenta indagine sulle murature, ha permesso di rinvenire sia parti di struttura originaria, sia un frammento di affresco di epoca precedente alle modifiche apportate al palazzo in epoca rinascimentale. I materiali  impiegati all’interno di questi locali, come del resto nel restauro dell’intero palazzo, si rifanno alla tradizione locale; per i pavimenti e’ stato  usato il cotto venato, un tipo di pavimentazione che abbiamo ritrovato in alcuni ambienti di questo come di altri palazzi di Castiglione, mentre  per le pareti si sono usati intonaci di calce colorati in pasta e stesi a cazzuola. Alcuni serramenti esterni ed in particolare le porte di accesso a questi locali attualmente in opera sono da considerarsi come provvisori; saranno infatti sostituiti con serramenti in ferro e vetro realizzati contemporaneamente a tutte le altre opere dello stesso tipo presenti nel palazzo. Il restauro della Cappellina di S. Maurizio è stato condizionato in modo determinante  dalla presenza al suo interno  dello scalone di accesso al primo piano. La costruzione dello scalone aveva comportato a suo tempo l’innalzamento del pavimento della Cappellina rispetto a quello originario, contemporaneo agli affreschi. Nel corso del restauro si decise inoltre di demolire un tratto di muratura che nascondeva l’arco affrescato. Questo, insieme alla scoperta della continuazione del ciclo pittorico della Cappellina sulla volta e dell’ala laterale della Cappellina stessa ha permesso di realizzare l’obiettivo iniziale di restituire  a tutto l’ambiente la primitiva unitarietà senza modificare l’architettura dello scalone. La compresenza nello spazio  ristretto degli ambienti che ho appena  descritto, di testimonianze artistiche e architettoniche di epoca diverse, rappresenta un esempio della metodologia di restauro adottata, volta alla conservazione e alla messa in luce delle sovrapposizioni storiche all’interno del palazzo. Nelle sale superiori ed in particolare nella camera del cardinale, le opere di consolidamento della volta sottostante ha comportato la demolizione del pavimento preesistente. In questa fase dei lavori si è evidenziata la sovrapposizione de due precedenti stari di pavimentazione  rustica in cotto, che risalgono alla struttura originale del palazzo e che sono comunque precedenti all’introduzione dello scalone. Questo ritrovamento ha comportato la scelta di impiegare in questa sala cosi’ come in quella attigua , denominata “Studio del Cardinale”, lo stesso pavimento in cotto venato utilizzato  negli altri locali.  E’ attualmente in corso il consolidamento del solaio della “quadreria” con rinforzi in ferro collaboranti con le travi in legno, secondo un sistema statico concepito in modo tale da permettere di conservare il pavimento originale  senza alterare , con eventuali sovrastrutture metalliche, l’architettura del portico sottostante. In particolare e’ stato adottato il sistema che  prevede l’applicazione di una banda metallica resa solidale alle travi con resine epossidiche ottenendo così una maggiore portanza del solaio. Nella quadreria, le indagini preliminari effettuate hanno confermato la preesistenza di grandi finestre in pater murate e sostituite dalle attuali  aperture ottocentesche  a sesto acuto . Si è dunque posto il problema  se portare o meno le finestre  alla loro forma originaria; i lavori  di restauro necessari sono stati  tuttavia ritenuti eccessivi rispetto allo scopo, considerata inoltre la necessità di dover , in parte, procedere a una ricostruzione arbitraria di elementi incerti. Il restauro dei locali che si affacciano sulla quadreria pone problemi analoghi a quelli di altre parti del palazzo. Si e’ esclusa la possibilità di recuperare frammenti dei motivi ornamentali in cotto precedente che contornavano le finestre. La quota infatti dei locali era stata alzata durante la trasformazione attuata nel XV° secolo per dare maggiore spazio ai locali sottostanti. Le apertura originarie non possono pertanto più essere utilizzate.  Quanto alla sistemazione delle facciate esterne dell’edificio, il restauro verrà realizzato  nel corso della seconda fase dei lavori. Le facciate presentano in parte le finiture originarie, in parte finestre realizzate in periodo successivi. Nel cortiletto, i muri della Cappellina a parte il muro di cinta interno presentano residui dell’intonaco originario graffito. Sul muro di cinta sono visibili tracce della merlatura medioevale e lo stesso disegno di merlatura appare graffito anche sul muro della proprieta’ confinante. L’intervento di restauro tenderà di recuperare , dove possibile, queste decorazioni, risanando gli intonaci che si distaccano e limitando il rifacimento dell’intonaco alle  parti non più recuperabili. Nel progetto di restauro, la soluzione relativa agli impianti appariva, al piano terreno, condizionata da una predisposizione relativa all’impianto di riscaldamento e all’impianto idrosanitario. Il nostro progetto  ha considerato la necessità di integrare quanto già predisposto, prevedendo un impianto di condizionamento in tutti gli ambienti del museo destinati all’esposizione, che saranno di conseguenza maggiormente  frequentati dal pubblico. Il condizionamento e’ inoltre indispensabile a garantire il necessario standard di umidità e di controllo della temperatura utile alla conservazione delle opere ,  ed e’ inoltre, spesso, la condizione indispensabile all’ottenimento di prestiti di opere d’arte da parte di altri musei. La collocazione degli impianti avverra’ nello spazio del sottotetto evitando così di inserire elementi tecnici in vista all’interno degli ambienti del museo. A completamento degli impianti si prevede l’inserimento di un sistema  antifurto che dovrà garantire la massima sicurezza al palazzo. Per concludere l’argomento del restauro, del quale ho cercato di sottolineare i momenti più significativi, penso sia utile aggiungere un breve cenno alla distribuzione prevista all’interno del palazzo nella sua futura sistemazione a museo. Alle due sale al primo piano terreno, già quasi ultimate si accederà direttamente dal cortile. Tali ambienti ospiteranno , sia la segreteria del futuro museo sia mostre temporanee , che l’amministrazione comunale potrà organizzare indipendentemente dall’attività stabile del museo. Da queste sale è possibile accedere direttamente alla Cappellina di s. Maurizio per visitare gli affreschi. Tale cappellina risulta disimpegnata dal percorso dei visitatori del museo. L’ingresso con tutti i servizi di custodia necessari, è infatti collocato , nel nostro progetto , nella sala situata sotto la camera del cardinale. Una nuova scala permetterà di raggiungere lo scalone a livello del pianerottolo intermedio e da qui il primo piano dell’edificio. Al primo piano, la “Camera del Cardinale e lo Studio” costituiranno  una sezione del museo dedicata ai pittori che hanno operato nel palazzo e, in generale a Castiglione Olona. Gli affreschi di queste sale, costituiranno , ovviamente, l’elemento maggiore di tutto il museo. Il percorso di visita procederà poi attraverso la “quadreria” e toccherà tutti gli altri ambienti che saranno allestiti per l’esposizione di oggetti d’arte e opere varie. Al primo piano inoltre e’ prevista la collocazione dell’archivio storico, già ospitato nel palazzo e la biblioteca,  ambienti  per i quali è previsto l’inserimento delle attrezzature necessarie alla consultazione dei documenti e dei testi da parte degli studiosi. Dalle sale superiori sarà possibile scendere, attraverso lo scalone nella Cappellina di S. Maurizio ed accedere agli altri elementi al piano terreno, che potranno così essere inseriti, a seconda delle diverse esigenze delle mostre, nel percorso di visita del palazzo.

Alla progettazione e alla realizzazione del progetto ha collaborato l’arch. Andrea Ferratini.  Alla stesura della relazione l’Arch. Lucia Donati.

Milano, settembre 1984
Arch. Lodovico B. Belgioso

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