Dalla moda di Masolino alla Pro Loco di Castiglione Olona

Ogni estate il borgo di Castiglione Olona si anima per il Palio dei Castelli, fermato dalla pandemia all’edizione 2019 (44ª edizione), ma pronto a ripartire con slancio nel 2022. La ripresa di questa longeva manifestazione coinciderà con l’inizio delle celebrazioni per il Sesto Centenario della Collegiata. Per questa ragione la Pro Loco di Castiglione Olona, che organizza il Palio, sta già lavorando per rendere speciali le prossime edizioni. Uno degli appuntamenti di maggior richiamo è il corteo storico, con oltre 250 figuranti in abiti d’epoca, che sfilano per le vie del centro, mettendo in scena, ogni anno, un momento significativo della storia del luogo. In corrispondenza del Centenario della Collegiata, il focus dell’evento teatrale sarà collegato a questo importante anniversario: un modo accattivante per raccontare a un vasto pubblico pillole di storia, vivaci e appassionanti, e richiamare l’origine di quella bellezza in cui figuranti e spettatori si troveranno immersi.
Siamo entusiasti di poter festeggiare il Sesto Centenario di edificazione della Collegiata: un vero evento che ci porta ad allargare lo sguardo all’intero Borgo che in quegli anni fu interamente riplasmato dalla sapiente opera del Cardinale Branda Castiglioni” dichiara Roberto Cristofoletti, Presidente della Pro Loco Castiglione Olona “Il tema della riedificazione ben si adatta anche alle contingenze attuali: abbiamo di fronte anni in cui ripartire dopo lo stop causato dalla pandemia e che ha colpito notevolmente non solo salute ed economia, ma anche socialità ed associazionismo. Desideriamo tornare a dare ai nostri soci ed amici occasioni di aggregazione e a tutto il nostro pubblico gli spettacoli tanto amati in cui essere i primi protagonisti.” Il corteo del Palio coinvolge centinaia di donne e uomini di tutte le età, per lo più abitanti di Castiglione Olona, che, sfidando il caldo che normalmente accompagna quei giorni di festa, si muovono con movenze studiate, indossando abiti sontuosi e cappelli che aiutano a tuffarsi indietro nel tempo. Il guardaroba della Pro Loco è molto ben fornito ed è stato arricchito da anni di studio e lavoro di moltissime persone: oggi è curato da Roberta Brogliato, Consigliera dell’Associazione, che organizza un gruppo di costumiste impegnatissime a preservare ed accrescere in numero e qualità i tantissimi costumi.  Per confezionare ogni singolo abito servono diversi metri di stoffa: per i più sontuosi ne servono almeno 6, considerando gli strascichi che raggiungono anche i 3 metri.
Tra coloro che assistono alla sfilata storica sono sempre numerosi gli ospiti venuti da lontano, ma anche tanti castiglionesi che, con divertimento, cercano di riconoscere amici e concittadini insolitamente abbigliati. Un gioco di svelamento che facilmente poteva essere fatto anche da coloro che, all’epoca del cardinale Branda Castiglioni, entravano nel Battistero e guardavano i personaggi a loro contemporanei, affrescati nel 1435 da Masolino da Panicale. È infatti opinione condivisa che alcune figure dipinte, ben caratterizzate, siano ritratti di protagonisti del tempo; più difficile è trovare concordia riguardo alla loro identificazione. Per esempio in Erode, che condannò Giovanni Battista al quale il ciclo è dedicato, secondo alcuni studiosi sarebbe adombrato Filippo Maria Visconti, allora duca di Milano, secondo altri Niccolò III d’Este, marchese di Ferrara. Sulle pareti del Battistero, come nel corteo del Palio, sfilano eleganti figuranti, vestiti secondo il costume dell’epoca.
Ecco la bella Salomè con abito dal lungo strascico. L’uso sovrabbondante di stoffa era puro lusso, spesso presente anche nelle maniche, talvolta cascanti fino a terra. Contro tale ostentazione si scagliarono leggi apposite e prediche, come quelle di Bernardino da Siena, miniere di informazioni sugli usi più alla moda, anche se pronunciate con intento di condanna. Molto larghe sono le maniche dell’uomo a destra nella scena del Banchetto di Erode, dette “a gozzo d’uccello”, che non scendono tuttavia oltre la lunghezza della pellanda, cioè dell’elegante sopravveste, bordata di pelliccia. Ben visibili le sue calzebrache, già provviste di suole, così da non rendere necessarie le scarpe.
Nella scena del Battesimo di Cristo un uomo seduto sta mettendosi una calza, mentre le morbide scarpe sono appoggiate vicine; evidentemente la sua tipologia di calzebrache non è solata. Accanto a lui, in complicata posa, un compagno fatica a sfilarsi la calza. Le calzebrache dovevano infatti essere molto aderenti. Per essere in ordine dovevano stare ben tese, senza la minima piega; erano fermate da un panno che fasciava il basso ventre oppure erano legate al farsetto, una sorta di giubbetto corto e attillato.

Le calzebrache erano un indumento per giovani. Gli aristocratici anziani e chi ricopriva cariche di rilievo portavano spesso il lucco, una lunga sopravveste con due aperture laterali per le braccia. Indossano il lucco il personaggio del Banchetto di Erode, in passato talvolta identificato con il cardinale Branda Castiglioni, e San Gerolamo nel suo studio. Alla moda Erodiade, con abiti dal punto vita alto, a sottolineare il seno e il ventre. In testa ha il balzo, un copricapo rigido di forma tondeggiante, entro il quale venivano raccolti i capelli: costituito da un’armatura in legno, cuoio o rame, ricoperta di seta o tessuto prezioso, veniva portato un po’ all’indietro, lasciando la fronte scoperta, rasata fino a circa metà testa. Il cappello maschile più imponente è di uno dei personaggi che assiste alla prima predica del Battista: a più piani, parrebbe inventato, se non fosse che compare anche nella quasi coeva Sala degli Svaghi al Castello di Masnago, affrescata per volontà di Giovanni Castiglioni, membro della stessa famiglia del cardinal Branda.

Nel Trattato della Pittura Leonardo da Vinci consigliò di fuggire “il più che si può” di vestire le figure delle proprie opere con abiti contemporanei per non suscitare “riso ne’ nostri successori delle pazze invenzioni degli uomini”: ciò che fu di moda prima, può far sorridere poi. Nel caso di Masolino, tuttavia, i personaggi possiedono una grazia e una bellezza capaci di trasportarli fuori da ogni tempo, al di là di ogni buffo (per noi) cappello.

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