Ultimo capitolo degli atti “Masolino da Panicale  e la cultura lombarda del quattrocento”  Varese-Castiglione olona 6-7-8 ottobre 1984.

Prof. CARLO BERTELLI: Soprintendente ai Beni Ambientali e Architettonici di Milano.
La scoperta, appena avvenuta, nel palazzo del Cardinale a Castiglione Olona di un’intera cappella affrescata da Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta e i lavori di restauro iniziati dalla Prof.ssa  Paola Zanolini, per la soprintendenza  per i Beni Artistici e Storici, sull’affresco e sul paesaggio, nello stesso palazzo, offrono spunti di riferimento nuovi per comprendere gli avvenimenti artistici castiglionesi fra il 1432  (data della relazione del Pizzolpasso ) e il 1439 (ritorno del Vecchietta a Siena). Il paesaggio  nella camera del Cardinale risulta dipinto da Masolino e dal Vecchietta, il quale si presenta come specialista in sfondi architettonici e paesistici anche sulle volte della Collegiata. Il rapporto fra Collegiata e Battistero si definisce nella costatazione di un ruolo crescente del Vecchietta. La differenza stilistica tra i due cicli, nelle parti di Masolino, dipendono dall’adesione all’ultimo Ghiberti, nella Collegiata, ed al modello, per gli affreschi del Battistero, del ciclo degli affreschi di Gentile da Fabriano in San Giovanni in Laterano. Fra gli affreschi sulla parete della Collegiata e il Battistero deve essere trascorso un certo tempo, durante il quale il Vecchietta potè dipingere nella Cappella di S. Martino e nella loggia del  palazzo, dove coprì la decorazione lombarda con le raffigurazioni degli eroi dei Castiglioni ( o di Castiglione) e dell’imperatore Sigismondo che concede al Cardinale e ai suoi discendenti il titolo di conti paladini. Il Vecchietta inoltre lavorò anche sulla scultura , come prova l’architrave della Chieda di Villa, per la quale dette il disegno, e forse anche il busto del Cardinale alla Scolastica, riconosciuta con bolla da Eugenio IV nel 1439, l’anno del ritorno del Vecchietta a Siena.

Prof.ssa FABRIZIA LANDI. Masolinus de Florentia, nuove ricerche sul luogo di nascita.
Il problema delle origini di Masolino ha diviso la critica per secoli: il suo luogo di nascita è stato interpretato variamente, data la mancanza di documenti certi; al vasariano Panicale di Valdelsa, nei pressi di Siena, si sono affiancati nel tempo una piccola frazione di S. Giovanni Valdarno -tra Arezzo e Firenze- e un Panicale umbro. Ricerche effettuate in loco hanno confermato l’esistenza di un podere con questo nome -un luogo abitato- nel comune di Casole d’Elsa, ma nessun ricordo sulla nascita del pittore è stato rintracciato a Panicale e a Colle Valdelsa; in Umbria, ove ultimamente si è concluso un omaggio a Masolino, le possibilità sono ancora minori, per una serie di circostanze che esamineremo. La presenza di tracce pittoriche vicino al suo stile o memorie antiche su opere un tempo esistenti, possono non essere determinanti: le affermazioni vasariane su dipinti masacceschi a San Giovanni Valdarno, ad esempio , per alcuni frammenti di affreschi ancora sul posto sono state ridimensionate dalla critica moderna.
Masolino con ogni probabilità, è nato nel Valdarno: sulla riva destra del fiume, difronte alla cittadina di San Giovanni, in località Panicale di Renacci esiste ancora quella che potrebbe essere la sua casa e che viene presentata ora per la prima volta. E’ una costruzione in pietra e mattoni, molto rimaneggiata, indicata da un’antichissima tradizione orale come luogo di nascita  dell’artista. La sua tipologia è quella tipica delle casette coloniche trecentesche con tetto spiovente sorretto da capriate a facciata semplice, a due piani, in cui due coperture compensano la mancanza di finestre. Il passaggio inferiore dà in un ambiente assai ampio; il piano superiore è raggiungibile per mezzo di una scale esterna ricostruita sull’originale, completamente in legno, che immette su un pianerottolo sospeso e, attraverso un’apertura a tutto sesto, nell’unico locale, sostenuto da un pilastro centrale e coperto dal tetto a spiovente: la sua funzione di granaio è testimoniata dalle aperture per l’aria nelle pareti laterali. La facciata posteriore ricalca a grandi linee quella principale, con le due aperture sovrapposte -la superiore- è murata- anche se di minori dimensioni e con diverso coronamento di quella a piano terra, ad arco ribassato. Sono ancora visibili le tracce della scala che conduceva al primo piano, tolta alla chiusura dell’entrata. La casetta presenta due ali assimmetriche (quella di destra, più alta, è stata ricostruita ex novo rispettandone le dimensioni originarie). A questa costruzione si affianca oggi un’altra casa colonica molto più grande , del tipo a loggiati come nella Toscana  granducale; una lapide in pietra sulla facciata reca l’iscrizione A.D.1807. La proposta di una nascita valdarnese di Masolino fu avanzata già nel 1951 da  Ugo Procacci, ed è la più seguita dalla critica, tra cui, Salmi, Argan e Baldini, ha accolto quella che sembra l’ipotesi più fondata. Il prof. Procacci mi  ha permesso di anticipare la notizia di nuovi documenti da lui scoperti, secondo i quali, tra l’altro, Masolino avrebbe avuto numerosi contatti con valdarnesi; una prova indiretta della sua origine. Tali documenti verranno illustrati in una conferenza che il professore terrà prossimamente, non avendo potuto partecipare a queste celebrazioni, per motivi di salute. Ma vi è un altro fatto importante, che può parlare ancora a favore di Panicale di Renacci: si tratta di una commissione che Masolino riceve nel 1427 da parte di Niccolò di Guido della Foresta, il quale gli affida la  decorazione di una cappella nella chiesa di S. Francesco a Figline Valdarno: nel testamento perduto dell’aprile 1419 il padre di Niccolò aveva disposto la costruzione della cappella, ma non sappiamo se avesse indicato anche il nome dell’artista prescelto. La commissione fa parte della denuncia al catasto del 12 luglio 1427, e riporta testualmente che la cappella” è allogata a chi l’à a dipingere, che è Masolino dipintore”. La ragione di tale preferenza può risiedere proprio nella nascita valdarnese dell’artista: Figline, patria di Niccolò della Foresta, è molto vicina a San Giovanni e a Panicale di Renacci; la possibilità che il committente conoscesse amici o parenti di Masolino, o magari il pittore stesso, non è da escludere. Altrimenti è difficile spiegare per quali motivi, tra la moltitudine di artisti operanti a Firenze, la scelta sia caduta proprio su lui: inoltre, a quella data Masolino poteva non essere ancora tornato dall’Ungheria. Sarà in città sicuramente il 20 luglio, pochi giorni dopo la portata di Niccolò. Nella chiesa di S. Francesco non vi è traccia degli affreschi masoliniani; forse non furono mai eseguiti, ma il documento è ugualmente valido per il nostro argomento. Perfino il sodalizio con Masaccio può apparire sotto questa luce: i due artisti, entrambi si San Giovanni Valdarno (Panicale ne è una frazione), possono essersi incontrati a Firenze ed aver fraternizzato, malgrado il diverso temperamento, essendosi scoperti conterranei. E’ noto che, dopo il ritrovamento del Trittico di San Giovenale, non ha più ragione d’essere la vecchia ipotesi del discepolato di Masaccio presso Masolino: una conoscenza non casuale può aver avuto origine dal medesimo luogo di nascita. Oltre a ciò, un discepolato vero e proprio implicava -secondo lo Statuto dei pittori- la completa disponibilità dell’allievo per nove mesi, tanto era il periodo in cui il ragazzo, dagli otto ai dieci anni di età, “stava a bottega” presso il maestro, mangiando e dormendo sotto il suo stesso tetto. Alcuni documenti del Magistrato dei Pupilli, nominano più volte Masaccio per una questione ereditaria, e questo rende impossibile che abbia potuto svolgere un regolare apprendistato: la necessità di trovarsi spesso a Castel San Giovanni gli impediva di legarsi stabilmente a quello che era un vero e proprio contratto di discepolato, steso dal notaio. Per quanto riguarda Masolino, le rare citazioni contemporanee non riportano mai la dizione “da Panicale”: una memoria della Compagnia della Croce di Empoli lo indica come “Maso di Cristofano dipintore di Firenze”; non diversamente , il libro di spesa della chiesa di S. Fortunato a Todi cita “Mastro Masino di Firenze” in relazione all’affresco  con la Madonna e il Bambino e gli angeli.
Lo stesso artista, nella Natività della Collegata di Castiglione Olona , si firma per la prima e unica volta “Masolinus de Florentia”, uso che può essere spiegato con il trasferimento in città in età molto giovanile, causato forse dalla necessità per il padre di trovare  maggiori opportunità per il suo lavoro di imbianchino. Un altro motivo, ugualmente possibile , può essere costituito dalla partenza del solo Masolino per Firenze: da qui stabilitavi la sua residenza, il pittore sarebbe partito per i suoi viaggi più o meno lunghi e frequenti anche prima del 1423 – anno della sua prima opera datata-.
In questo caso , con una più lunga permanenza del padre a Panicale, la commissione per Figline acquisterebbe una più profonda ragione d’essere: Niccolò della Foresta poteva aver conosciuto i familiari di Masolino ed essere rimasto in contatto con loro dopo che questi si erano trasferiti a Firenze ( il padre vi era certamente nel 1427, secondo la sua portata al catasto: abitava con il pittore nel quartiere Santa Croce gonfalone Bue). Panicale di Renacci è dei tre il più vicino a Firenze, e con San Giovanni Valdarno faceva parte del territorio  soggetto alla città, del suo contado; anche questo può spiegare la dizione “Masolinus de Florentia”. Masaccio invece, che si era trasferito in età più adulta e la cui madre conserverà a lungo proprietà a San Giovanni, si dirà nella sua portata al catasto “da Castel San Giovanni, Valdarno di Sopra”. I
l nonno paterno dell’artista, None d’Andreuccio, svolgeva  qui il suo mestiere di cassaio (fabbricante di casse e bauli da arredamento), e avrebbe potuto fornire al nipote tavole in legno per dipingere senz’altro a un prezzo molto inferiore dell’usuale. Inoltre, anche a causa delle questioni ereditarie, il legame tra Masaccio e la sua città natale era molto più stretto di come poteva essere per Masolino, molto spesso assente per lunghi periodi perfino da Firenze: ma un indice della possibilità che i due artisti potessero conoscersi già prima del trasferimento di Masaccio è dato dall’ubicazione della prima casa fiorentina del pittore, nel popolo di Santa Felicita, mente Masolino abitava a due passi nel popolo si San Felice, quartiere di Santo Spirito. Può essere stato Masolino a trovare l’abitazione al giovane artista, in procinto di arrivare o appena giunto a Firenze; mentre nonna Jacopa, la madre di Masaccio, rimase ancora un poco a Castel San Giovanni, il ragazzo si stabilì in affitto in una casa di nonna Piera de’ Bardi, poco lontano da quella di Masolino. Forse il sodalizio artistico fu la conseguenza e non la causa di una amicizia nata precedentemente, a Firenze o a Castel San Giovanni. In mancanza di documenti precisi, ogni indizio fa dunque ritenere probabile la nascita di Masolino nel Valdarno: conoscenze, amicizie e fatti difficilmente attribuibili al caso, l’insolita commissione di Figline e quella casa sul colle di Panicale non possono essere elementi slegati tra loro, un puro caso di coincidenze. Masolino da Panicale dunque: ma Panicale Valdarno.                                                                                                                    Conferenza per le celebrazioni masoliniane villa Recalcati Varese  5.6.7.ottobre 1984

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